Addio all’ex calciatore che creò il Centro Mirum, è morto Franco Verdolini

Dal passato da calciatore alla costruzione di importanti edifici ad Ancona e non solo. Edilizia in lutto, Franco Verdolini è morto all'ospedale di Torrette

Franco Verdolini

Un nome e un cognome familiare a molti anconetani, semplicemente perché in tanti vivono, lavorano o fanno la spesa dentro edifici costruiti da lui. Franco Verdolini, tra i soci fondatori del centro Mirum, è morto ieri pomeriggio all’ospedale di Torrette. Aveva 86 anni, era ricoverato da circa due mesi per una brutta malattia che nulla aveva a che vedere con il Coronavirus. 

Una vita cominciata nel 1934 e fondata su tre pilastri: il lavoro, lo sport e la famiglia. Franco scoprì la passione per l’edilizia osservando il papà Vincenzo, muratore. Negli anni ’50 si divideva tra lo studio in ore notturne e gli allenamenti pomeridiani con l’Ancona. Non voleva diventare una star del pallone, ma un bravo costruttore e quello che si guadagnava giocando da seconda punta gli serviva solo per mantenere gli studi. Diventato geometra, si formò definitivamente accanto al costruttore Sergio Rocchegiani, che ha sempre ricordato come il suo più grande maestro. Dopo aver lavorato inizialmente con il fratello Eugenio, Franco costruì diversi edifici nella zona de Le Grazie, via del Conero, Pietralacroce, Torrette (palazzo viola), Marcelli e Porto Recanati. Negli anni ’90 con i soci Massimo Gambelli, Giancarlo e Piero Vesentini, trasformò un vecchio opificio della Baraccola nell’attuale centro commerciale “Mirum”. 

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«Ha sempre portato avanti un’edilizia di qualità, aveva una grande passione per il lavoro e spiccato senso etico- ricorda la figlia Patrizia- rispettava molto i collaboratori e i dipendenti. Leale e corretto, era la classica persona per bene con cui ti bastava la stretta di mano e non servivano formalità scritte. Come padre è stato presente, un uomo forte, carismatico e fiero delle sue origini semplici- continua Patrizia Verdolini- la sua forza l’ha mostrata anche durante la malattia e la sua abitudine a lottare ha stupito anche gli stessi medici». «Ricordo quando nonno mi accompagnava a scuola- racconta la nipote Eleonora- ero sempre in ritardo, gli chiedevo di accelerare con la macchina ma a lui correre non piaceva. Tentava di arrabbiarsi, ma poi me le faceva sempre passare tutte». Anche l’amico di infanzia Fabio Duca lo ricorda con affetto: «Eravamo quattro amici, tutti scapestrati. Franco era quello con la Vespa, ma anche quello che ci riportava alla realtà ricordandoci che dovevamo studiare. Era così a 8 anni, a 80 era rimasto lo stesso». Commosso anche il ricordo di Michele Brunetti: «Conoscevo Franco dal 1960, era uno con cui non saresti riuscito a litigare neppure volendo. Era di una statura morale che difficilmente si incontrava- conclude il legale anconetano – Franco non ha fatto imprese grandi, ma è stato un grande uomo. Senza mai vantarsene». 
 

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