Cabine in affitto alle operatrici per i massaggi hot: «Così evitiamo lo sfruttamento»

Operazione Vishuddha, un'intercettazione incastrerebbe il titolare dei 9 centri olistici sequestrati: per gli inquirenti è la dimostrazione che era a conoscenza della sua attività illecita

I sigilli al centro olistico VIshuddha di Ancona

Che tutta questa differenza tra massaggio tantrico e sesso non ci fosse, probabilmente ne era consapevole anche il 40enne foggiano, titolare dei 9 centri benessere sequestrati ad Ancona e in altre 8 città dalla Squadra Mobile dorica. Perché un conto erano le rassicurazioni date dal “capo” alle operatrici («Ci diceva che era tutto lecito...») e agli utenti, tramite i pop-up che compaiono sui siti dei vari centri («Il massaggio tantra non è sesso»), un altro le parole pronunciate in una telefonata con il suo commercialista, carpite da un’intercettazione degli investigatori, dopo il sequestro preventivo del centro olistico di Faenza nel febbraio scorso (poi dissequestrato su ricorso al tribunale del Riesame).

Affittare le cabine per evitare guai

L’imprenditore, ora in carcere a Foggia, spiega che forse la soluzione migliore per lavorare “senza problemi” è affittare le cabine dei massaggi alle operatrici, senza assumerle direttamente. Nella telefonata, il commercialista gli risponde che questa pratica non è possibile, a meno che non sia la massaggiatrice stessa, con partita Iva, a rilasciare la fattura a ciascun cliente, gestendo “da sola” gli appuntamenti, senza l’intermediazione di una segretaria nel centro. L’imprenditore in un passaggio spiega che, d’accordo con il suo avvocato, vorrebbe inquadrare le ragazze come lavoratrici “autonome” in modo da dribblare “il discorso dello sfruttamento”. E, facendo un esempio, sottolinea come anche accompagnando una prostituta al suo posto di lavoro “si favorisce” la sua prostituzione. I due si confrontano anche su recenti sentenza della Cassazione sul favoreggiamento e sullo sfruttamento o meno della prostituzione, continuano a parlare di affitto delle cabine e poi si salutano. Secondo gli inquirenti, questa è la dimostrazione che il 40enne - finito in manette insieme alla compagna 33enne, ma lei è ai domiciliari - fosse consapevole dell’illiceità della sua attività e fosse preoccupato di camuffarla per evitare che si scoprisse che, dietro quei massaggi apparentemente innocui, si nascondesse uno sfruttamento della prostituzione delle ragazze.

Il codice di comportamento

Altro aspetto su cui si concentrano le indagini è il modus operandi delle segretarie che dovevano rispettare un rigoroso codice di comportamento stabilito dal capo: come ricostruito dagli investigatori, a chi chiamava al telefono dovevano dire ciò che era scritto su un foglio presente nel centro e a fine giornata dovevano dare alle operatrici il 40% del ricavato dei massaggi eseguiti da loro, trattenere 50 euro come compenso giornaliero e lasciare il resto in cassa perché sarebbero venuti a ritirarli il “capo” o la moglie direttamente. Il resoconto dell’incasso doveva essere scritto su un foglietto, fotografato, inviato su Whatsapp al titolare e poi, come da lui ordinato, stracciato e gettato nella spazzatura. Forse un escamotage, sempre secondo gli investigatori, per occultare i reali introiti.  

CABINE IN AFFITTO PER I MASSAGGI HOT: «COSI' EVITIAMO LO SFRUTTAMENTO»

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