Lo chiamavano Lingam, ma era un massaggio hard: «Il capo ci diceva che era tutto lecito»

Operazione Vishuddha sullo sfruttamento della prostituzione nei centri olisitici, le confessioni delle operatrici che hanno portato all'arresto di una coppia foggiana

Una delle immagini in mano agli inquirenti

«Il massaggio che dovevo praticare - ha raccontato una delle operatrici - si effettuava completamente nudi, sia io che il cliente: consisteva in pressioni, frizioni, scivolamenti, ma erano compresi anche sfregamenti delle parti intime con le mani, qualche volta con i seni». Quest’ultima tecnica, nei 9 centri olistici sequestrati dalla Squadra Mobile di Ancona nel capoluogo dorico e in altre 8 città nell’ambito di un’inchiesta sullo sfruttamento della prostituzione, veniva chiamata Lingam, trattamento effettivamente previsto dalla disciplina del Tantra per ritrovare energia e benessere psico-fisico. Ma un conto è la stimolazione dei genitali, un altro l’orgasmo che, invece, era l’obiettivo primario impartito dai gestori dei centri alle operatrici. 

Lingam o sesso?

Almeno così sostengono gli inquirenti, secondo cui quelle pratiche, di olistico, avevano ben poco e, piuttosto, vanno inquadrate come atti sessuali a tutti gli effetti, come confermato da decine di clienti interrogati all'uscita dai vari centri. Di qui l’arresto di una coppia foggiana - lui 40 anni, lei 33 - a cui sono riconducibili i 9 centri benessere posti sotto sequestro preventivo ad Ancona, Porto d’Ascoli, Pescara, Foggia, Curtatone (Mantova), Faenza, San Giovanni in Marignano (Rimini), Barletta e Zola Predosa (Bologna): sono accusati in concorso di induzione alla prostituzione, vista l’attività di formazione e addestramento che svolgevano, e di sfruttamento della prostituzione perché trattenevano il 60% delle prestazioni (il 40% era destinato alla massaggiatrice), pagando 50 euro al giorno le segretarie che, con loro, gestivano i vari locali e risultano indagate per sfruttamento della prostituzione: una 35enne di Melfi (per il Vishuddha di Ancona), una 39enne romana (per il Sahasrara di Faenza) e una 37enne pescarese (per il Karma di Curtatone), tutte sottoposte ad obbligo di dimora dal gip Sonia Piermartini, oltre ad una 32enne barese che per un periodo, prima di licenziarsi per motivi di salute, lavorava nel Muladhara di Barletta, ma nei cui confronti non sono stati emessi provvedimenti cautelari. I sigilli, però, sono scattati anche per il Vajra di Bologna, l’Ajna di San Giovanni in Marignano, l’Anahata Terme di Porto d’Ascoli, il Manipura di Pescara e lo Svadisthana di Foggia. 

Spycam e intercettazioni

Tutti nomi che rimandano ai chakra, gli stessi che si prefiggevano di stimolare le massaggiatrici, sicure di non correre rischi perché il “capo” dell’organizzazione le rassicurava. «Ero convinta che si trattasse di una pratica lecita, mi aveva spiegato che rientrava tutto nella tipologia di massaggio tantrico», ha confessato agli investigatori una delle operatrici del centro di Ancona e Porto d’Ascoli. «Lui stesso diceva di massaggiare i genitali diversamente, spiegandoci qual era la differenza tra il massaggio e la masturbazione». Ma per il gip, che ha disposto le 5 misure cautelari accogliendo le tesi della Squadra Mobile, le due pratiche coincidevano, al punto che il presunto Lingam aveva una finalità ben precisa: consentire al cliente, nell’ora di trattamento a lume di candela pagata profumatamente (100 euro in genere), di raggiungere l’orgasmo. E benché i rapporti sessuali completi fossero tassativamente vietati dal “capo”, le immagini riprese dalle spycam installate dalla polizia nelle cabine a luci rosse sono abbastanza eloquenti: in quelle del 30 gennaio scorso, sempre nel Vishuddha di Ancona, in via Strada Vecchia del Pinocchio, si vedono ragazze completamente nude e cosparse di olio caldo strofinarsi addosso ai clienti, in più posizioni, fino a praticare la masturbazione. Per gli inquirenti, il fatto che il massaggio fosse primariamente finalizzato all’orgasmo è evidente ed emerge anche da alcune intercettazioni, come quella di una operatrice che, parlando di un cliente, dice: «Prima eiaculava subito, ora fa si agita, fa fatica, devo fargli 10 minuti di lingam...» E una collega risponde: «Il mio non ci è riuscito, però tutto sommato bene...» 

Addestramento e nomi d'arte 

Gli investigatori della Squadra Mobile, guidati dal vice questore Carlo Pinto, hanno accertato 14 presunte vittime dello sfruttamento, tutte italiane, ma ce ne sarebbero altre 25 non ancora identificate. Venivano reclutate con annunci sul web in cui si promettevano contratti a tempo indeterminato e retribuzioni fino a 2500 euro al mese, poi venivano formate e addestrate, generalmente nel centro di Foggia (lo stesso 40enne, titolare della catena olistica, si sottoponeva alle pratiche come prova finale per valutare le capacità delle candidate), infine impiegate nei vari centri, con un turnover continuo. In realtà, guadagnavano a provvigione. Erano invitate ad assumere un nome d’arte e a non parlare più di tanto con il cliente che si doveva rapportare solo con la responsabile del centro, incaricata di fissare gli appuntamenti tramite numeri di cellulare diffusi sul web e finiti, chissà perché, anche in siti di incontri e per escort. 

CABINE IN AFFITTO PER I MASSAGGI HOT: «COSI' EVITIAMO LO SFRUTTAMENTO»

LO CHIAMAVANO LINGAM, «IL CAPO DI DICEVA CHE ERA TUTTO LECITO»

DECINE DI RAGAZZE INDOTTE ALLA PROSTITUZONE, ARRESTI E SEQUESTRI

VIDEO - LE IMMAGINI DENTRO I CENTRI MASSAGGI 

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