Arbitro picchiato, un cazzotto per l'espulsione e uno per il fischio finale: "il calciatore voleva fare male"

Si tratta “non di un gesto violento d’impeto, ma anche di un successivo colpo che sta ad evidenziare la spiccata volontà del calciatore di ledere l’integrità fisica dell’arbitro”

I carabinieri al Dorico

Ha colpito due volte. Prima di fronte al cartellino rosso estratto per le proteste e poi quando l’arbitro, proprio a seguito della prima violenza, sospendeva la gara. Si tratta dunque “non di un gesto violento d’impeto, ma anche di un successivo colpo che sta ad evidenziare la spiccata volontà del calciatore di ledere l’integrità fisica dell’arbitro”. Scrive così il giudice sportivo, che ha squalificato fino all’aprile 2021 il giocatore di 30 anni che, sabato scorso, ha picchiato l’arbitro di 18 anni della sezione di Ancona in occasione della gara tra Piano San Lazzaro e L’Aquila. Non solo 3 anni lontano dai campi da calcio per il giocatore: la giustizia sportiva ha inflitto alla società L’Aquila la sconfitta a tavolino per 3 a 0 e mille euro di multa alla stessa società. 

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La decisione del giudice sportivo arriva alla luce del referto medico, ma soprattutto dopo aver preso visione del referto di gara da parte del giovanissimo arbitro. Secondo quanto ricostruito, la follia è scattata quando l’arbitro, al termine di un’azione, ha concesso un rinvio dal fondo al Piano San Lazzaro, al contrario di quanto avrebbero voluto gli ospiti che reclamavano il calcio d’angolo. A quel punto, il 27° del secondo tempo, il calciatore ha protestato pesantemente con insulti e imprecazioni. Il direttore di gara, come da regolamento, ha estratto il rosso diretto. A quel punto il calciatore è andato su tutte le furie, scagliandosi contro il 18enne con un pugno alla mascella destra. Impossibile proseguire serenamente e gara sospesa. Ma la decisione ha fatto imbestialire ancora di più il calciatore che, dopo essersi divincolato dai compagni di squadra che lo trattenevano, ha raggiunto l’arbitro da dietro per sferragli un secondo cazzotto, questa volta alla zigomo sinistro. Insomma non una reazione dettata dall’impeto del momento, ma una violenza cercata in più occasioni proprio per fare male all’arbitro. Un’aggressione che, proprio come riporta lo stesso giudice sportivo, “poteva causare conseguenze anche decisamente più gravi”. 

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