Follia in carcere, detenuto si ferisce con la lametta poi aggredisce gli agenti

L'episodio è avvenuto nel carcere di Montacuto. Il sindacato lancia l'allarme: «C'è sottomissione psicologica»

Foto di repertorio

ANCONA - Ha saputo di essere stato condannato e ha dato in escandescenze: ha preso una lametta e si è procurato delle lesioni, poi ha aggredito a pugni i due agenti di polizia penitenziaria intervenuti per immobilizzarlo. E’ successo ieri sera intorno alle 18 nel carcere di Montacuto. I poliziotti sono stati portati in ospedale e sono stati refertati entrambi con 7 giorni di prognosi. 

Secondo quanto è stato possibile ricostruire, l’aggressore ha estratto la lametta dal materiale regolamentare che viene consegnato ai detenuti per la rasatura. L'uomo si è procurato anche delle autolesioni per poi aggredire gli agenti. Sull’episodio è intervenuto anche Gianluca Sacarano, segretario territoriale UILPA Penitenziari, che ha ricordato anche le aggresioni avvenute sempre a Montacuto nei mesi scorsi: «Prima di ieri altre due aggressioni si sono verificate nel mese di luglio e nel periodo poco prima di Natale, in quei casi i poliziotti hanno riportato fratture e lesioni dei legamenti tanto che ad oggi  sono ancora sottoposti a cure mediche e fuori dal servizio». A facilitare le aggressioni, sostiene Scarano, è la gestione del personale penitenziario con gli agenti messi alla prova dal sovraffollamento carcerario: «E' ormai prassi consolidata accorpare posti di servizio e puntare al risparmio delle ore di lavoro di straordinario a discapito della sicurezza del personale e degli stessi detenuti. Inoltre, è cosa nota, che l'istituto sia in sovraffollamento e che la chiusura del carcere di camerino dopo il terremoto ha incrementato la presenza di detenuti presso Montacuto. Nonostante l'istituto sia stato oggetto di recente ristrutturazione, non sono state previste le postazioni antiaggressione (box agenti antisfondamento) per la salvaguardia del personale. Vige ormai uno status di sottomissione psicologica del personale tanto da subire procedimenti disciplinari se si tenta di apportare migliorie a salvaguardia degli agenti. Sembrerebbe che manchi la figura del responsabile di servizio prevenzione e protezione, prevista del d.lgs 81/2008 testo unico per la sicurezza sui luoghi di lavoro».

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La vicenda è stata commentata anche da Stefania Ragnetti (FP- Cgil): «Oltre ad esprimere solidarietà agli agenti colpiti, lanciamo l’ennesimo allarme sul sovraffollamento del carcere di Ancona e sulla mancanza cronica di personale: molti agenti o sono andati in pensione o sono passati a ruolo civile per motivi di salute, anche per stress lavorativo, e non sono stati rimpiazzati. E questo mentre c’è stato un grande aumento di detenuti tossicodipendenti e con problemi psichiatrici. E’ evidente che gli agenti lavorano in condizioni di scarsissima sicurezza. Servono, dunque nuove assunzioni, la risposta al sovraffollamento dei detenuti non può essere l’incremento dei posti detentivi”. Come sindacato-conclude Ragnetti-da tempo stiamo segnalando questi problemi al carcere di Ancona tale episodio è la conferma che la situazione sta arrivando al limite. Dunque, occorre prendere provvedimenti così da evitare il ripetersi di eventi già sin troppo frequenti».

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