Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca

Simula il suicidio in cella poi minaccia di tagliare il collo ad un detenuto: «Voglio cambiare carcere» 

Dovrà scontare sei mesi un marocchino di 38 anni che non gradiva la permanenza a Montacuto. Voleva un'altra soluzione dopo diversi trasferimenti da altre strutture e ha creato il caos per essere ascoltato 

ANCONA – Con un lenzuolo aveva fatto un cappio che si era legato al collo, fissando l'altra estremità ad una sbarra della finestra della cella. Poi aveva preso uno sgabello per salirci sopra, pronto per lasciarsi cadere e morire impiccato. Il gesto però sarebbe stato solo una simulazione per richiamare attenzione. Protagonista un marocchino di 38enne anni che è finito a processo per minacce e violenza a pubblico ufficiale. L'11 ottobre del 2018 avrebbe inscenato il tentato suicidio puntando a fare leva sulla direzione carceraria per cambiare struttura. Quando era stato visto mettersi il cappio al collo erano intervenuti i poliziotti che avevano fatto in tempo a tagliare il lenzuolo. Il 38enne era stato poi portato fuori dalla cella e adagiato a terra perché era privo di sensi. Mentre gli infermieri si prendevano cura di lui però si sarebbe alzato e avrebbe tirato loro lo sgabello. La polizia era riuscita a bloccarlo. A quel punto però non poteva più stare in una cella da solo ed era stato messo con altri. Lì aveva impugnato una lametta e preso un detenuto gli aveva puntato al lama sotto il collo minacciandolo di usarla. Voleva essere trasferito di carcere. La polizia penitenziaria era riuscita a disarmarlo e la situazione era tornata alla normalità. Per quel fatto il marocchino è finito a processo questa mattina il giudice Pietro Renna lo ha condannato a sei mesi per minacce e violenza a pubblico ufficiale. Era difeso dall'avvocato Stefano Mengucci. 
 

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