Era malato e morì in carcere, il pm chiede l'archiviazione. L'avvocato: «Poteva essere salvato»

Il pm aveva già chiesto l’archiviazione del caso al quale l’avvocato Bartolini si era opposto e in quella circostanza il Gup impose al pm di indicare gli indagati che non erano mai stati individuati

Daniele Zoppi

Morì in carcere di infarto, il pm Paolo Gubinelli ha chiesto l’archiviazione del caso Daniele Zoppi, il 35enne anconetano deceduto nel carcere di Montacuto nell’estate del 2015. Per la Procura di Ancona non ci sono responsabilità perché Zoppi è morto per cause naturali. «Certo che è morto per cause naturali - ribadito l’avvocato della famiglia Zoppi Luca Bartolini - ma noi siamo convinti che poteva essere salvato dall’infarto perché da giorni c’erano segni che stava male, aveva le caviglie gonfie ed emaciate oltre a tutta un’altra serie di sintomi. Un caso che rientra perfettamente nella negligenza e nell’imperizia perché vorrei ricordare che una persona condannata ad una pena è pur sempre una persona, per di più sotto la custodia dello Stato».

Il pm aveva già chiesto l’archiviazione del caso al quale l’avvocato Bartolini si era opposto e in quella circostanza il Gup impose al pm di indicare una serie di indagati che non erano mai stati individuati. Nel registro degli indagati sono così stati iscritti il dirigente sanitario e i medici che avevano in cura Zoppi nella casa circondariale per poi chiederne subito l’archiviazione. Nuova opposizione della famiglia del detenuto, questa volta facendo presente che ci sarebbero delle persone pronte a testimoniare come già la sera prima del decesso fosse in condizioni di salute precarie. 

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