Anche i Carabinieri omaggiano Giuseppe, l'ultimo abbraccio sulle note della musica afro

Chiesa affollata non solo da amici e conoscenti ma anche da una folta rappresentanza dell’Arma dei Carabinieri di Ancona e dall’associazione Carabinieri in congedo

La bara di Giuseppe Babici lascia la chiesa

«Peppe era un uragano, chiunque l’avesse conosciuto sapeva di quell’energia, quella forza che aveva dentro e che riusciva a trasmettere. Ma chi lo conosceva bene sa che era anche una persona buona e gentile. Se avevi bisogno di lui trovava sempre un minuto e correva da te. Era un fratello. Mi ha insegnato tante cose, ma la più grande lezione imparata con la sua scomparsa è che quando ad una persona vogliamo veramente bene, nel tempo in cui ce l’abbiamo vicino, dobbiamo dirglielo che ci teniamo perché poi in un attimo la vita ti butta in faccia un’altra realtà e quelle parole restano dentro come dei macigni. Avrei voluto dirgli che era il mio angelo in terra e spero continuerà ad esserlo ovunque esso sia». Sono queste le struggenti parole con cui gli amici hanno dato addio a Giuseppe Babici, il 35enne anconetano morto nell’incidente stradale avvenuto sabato notte sulla Flaminia in cui sono rimasti vittima anche la sua fidanzata Francesca Traferri e il 21enne Mattia Bressan. Quelle parole rotte dalle lacrime hanno toccato i cuori delle centinaia di persone presenti ai funerali, celebrati oggi alla chiesa della Santissima Madre di Dio di Torrette da don Didier Bukasa, che dopo l’omelia ha lasciato il pulpito agli amici di Giuseppe e alla sua famiglia. 

Chiesa affollata non solo da amici e conoscenti ma anche da una folta rappresentanza dell’Arma dei Carabinieri di Ancona e dall’associazione Carabinieri in congedo. Con il comandante provinciale Stefano Caporossi in prima fila, i militari dorici hanno reso omaggio a Giuseppe quando il maresciallo Tiziano Franco ha letto la preghiera dell’Arma alla patrona Virgo Fidelis. Poi una promessa, quella di sostenere sempre nel dolore la famiglia di Peppe: il papà Patrizio Babici, maresciallo dei carabinieri in pensione ed ex comandante della stazione della Montagnola, mamma Novella e la sorella Patrizia. «Siamo in tanti ma ci sentiamo impotenti, incapaci di alleviare questo dramma - ha detto il generale Ermelino De Santis dei carabinieri in congedo rivolgendosi alla famiglia di Peppe - E allora non potendo fare altro come carabinieri in servizio e in congedo, facciamo quadrato intorno alla famiglia Babici con la speranza che il loro dolore si spalmi anche sulle nostre spalle e allievi le loro». Un monito accolto da un grande applauso mentre lo stendardo dei militari in pensione "Sezione Francesco Gentile" saliva al cielo in segno di massima solennità e onore nei confronti della vittima. Nel nome di Giuseppe Babici. 

Al termine di una cerimonia funebre sobria e solenne, la bara, sulla quale era riposto un grande mazzo di fiori, ha lasciato la chiesa di via Metauro sulle note di “Vivir mi vida” di Marc Anthony e “Cocody Rock” di Alpha Blondy. Quella musica afro che a Giuseppe piaceva tanto e che aveva unito il suo destino a quello di Francesca in una delle tante serate passate in discoteca. Quella musica oggi ha accompagnato Giuseppe nell'ultimo viaggio di una vita spezzatasi troppo presto. 

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