Cannabis shop, la politica si divide fra liberalizzazione e lotta serrata alla droga

Ecco cosa pensano gli esponenti locali dei partiti sul tema della commercializzazione di marijuana light

Foto di archivio

La politica si divide sulla cannabis light, un tema attuale e controverso che suscita opinioni diametralmente opposte fra chi è favorevole alla liberalizzazione delle droghe leggere e chi le condanna in quanto tali. Due cose accomunano tutti gli esponenti politici, a prescindere dai loro schieramenti: il desiderio di chiarimento da parte del legislatore e la netta volontà di tutelare i commercianti “onesti” e migliaia di posti di lavoro garantiti dal mercato della canapa che in Italia vale 80 milioni di euro l’anno ed è in costante crescita.

Marco Ausili (Lega)

«Il Gruppo Consiliare Lega, formato dal consigliere capogruppo Marco Ausili, dalla consigliera Maria Grazia De Angelis e dalla coordinatrice comunale Antonella Andreoli sottolineano che i cannabis shop potranno continuare regolarmente le loro attività attenendosi alle normative nazionali, mentre non ci saranno più alibi per quei negozi che, approfittando di una interpretazione normativa, avevano messo in atto in buona o mala fede che sia, una vera e propria vendita di sostanze con elevato principio attivo, a volte simile a quella oggetto di spaccio. Comunque esprimiamo profonda soddisfazione per la sentenza che ha un valore culturale notevole, permette di cominciare a fare chiarezza: ci si può divertire in tante altre maniere, la droga non è qualcosa con cui scherzare o su cui minimizzare, non si può usare la cannabis per ammiccare alla clientela più giovane, la vendita pubblica di cannabis light è profondamente diseducativa per ragazzi e ragazze già purtroppo tanto minacciati da altre forme di dipendenza, come quella tecnologica».

Federica Fiordelmondo (Partito Democratico)

«La sentenza della Cassazione vieta la commercializzazione dei prodotti contenenti  cannabis, ma solo quando essi hanno un effettivo "potere drogante". La ritengo una posizione ragionevole, anche perché sono convinta che la maggior parte dei punti vendita italiani non commercializzino prodotti effettivamente "droganti". Ad ogni modo, quello dell'uso delle droghe leggere è un tema ricco di insidie. Da una parte, non ritengo di poter criminalizzare l'utilizzo di sostanze esistenti in natura; dall'altra, credo occorra fare attenzione al tema delle dipendenze, che vanno contrastate sempre. E comunque, occorre fare in modo che in un eventuale "mercato della cannabis" non entrino prodotti complessivamente nocivi per l’organismo, che magari di naturale hanno molto poco».

Angelo Eliantonio (Fratelli d’Italia)

«Partiamo dal presupposto che le sentenze vanno rispettate, specialmente se sono di buonsenso - dice il capogruppo Angelo Eliantonio -. E' chiaro e legittimo che poi si può dibattere su ogni decisione, ma mai come in questo caso siamo d'accordo perché la Cassazione ribadisce ciò che diciamo da tempo: vendere droga è un reato. Il dilagare delle aperture di cannabis shop nelle nostre città ha confuso l'opinione pubblica. Un conto è la vendita di derivati della canapa che possono essere commercializzati legalmente, un conto è il messaggio sbagliato e devastante che è passato e che così è stato interpretato dai più giovani, ovvero che questi negozi fossero l'anticamera della legalizzazione, una sorta di propaganda alla droga libera, una follia. Proprio nelle scorse settimane abbiamo lanciato una lotta senza quartiere alle droghe perché viviamo in una società caratterizzata dalla caduta del pregiudizio rispetto alla diffusione di queste sostanze per cui oggi, per qualcuno, tutto è lecito e tutto si può fare. Anche le cosiddette droghe leggere provocano danni alla salute e alla capacità cognitiva: su questo basterebbe riportare semplicemente la verità, non è una questione di campagne ideologiche o politiche. L'Italia è il terzo paese dell'Unione Europe per uso di cannabis, non ci sono mezze misure su questo terreno perché o si è a favore delle droghe o si è contrari come lo siamo noi. A chi dice che dopo questa sentenza seguirà una perdita importante di posti di lavoro rispondiamo che non c'è alcun pericolo per coloro i quali continueranno a commercializzare prodotti e derivati senza efficacia drogante. Per noi i lavoratori sono sempre da tutelare, purché operino legalmente e in maniera certificata».  

Francesco Rubini (Altra Idea di Città)

«La sentenza della Corte di Cassazione introduce ulteriori elementi di complicazione dentro un quadro legislativo surreale, tipico di un paese che non ha il coraggio di avviare un percorso di legalizzazione delle droghe leggere da anni invocato come unica soluzione ragionevole per uno stato civile e democratico. Ora il rischio vero è che un settore in crescita come quello della coltivazione e del commercio della canapa light, che vanta ormai migliaia di occupati in tutto il territorio nazionale, subisca un duro contraccolpo in favore della criminalità organizzata pronta a riconquistare importanti fette di mercato. Il ministero dell’interno e il parlamento dovrebbero velocizzare l’iter verso la legalizzazione per evitare ulteriori danni e figuracce, ma forse preferiscono fare gli interessi di altri soggetti».

Daniela Diomedi (Movimento 5 Stelle)

«Sono assolutamente contraria al fatto che siano dichiarati illegali il consumo e la vendita della canapa light e credo di condividere il pensiero di tutto il Movimento che non ha una posizione di chiusura rispetto a questo tema. Sostengo che la canapa sia la nuova frontiera, da utilizzarsi a tutti gli scopi: quella light è assolutamente innocua, non crea dipendenza».

Daniele Berardinelli (Forza Italia)

«E’ importante partire da un presupposto: tutte le droghe fanno male, ma va esclusa da questo discorso la cannabis a scopo terapeutico. Il rischio concreto è che si possa ampliare la platea di giovani consumatori di cannabis light e che, da sostanze con principio attivo leggero, possano essere indotti a passare ad altre più pesanti. La soluzione non è chiudere i cannabis shop, ma far rispettare a tutti la concentrazione di principio attivo che non rende le sostanze psicotrope ed impedire che dietro questi negozi possano radicarsi attività di spaccio vero e proprio. Sicuramente va fatta chiarezza a livello legislativo per rispetto di tutti gli imprenditori e commercianti del settore e a tutela dei posti di lavoro». 

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