Cannabis light illegale, procura in stand-by: si aspettano le motivazioni della Cassazione

Il dispositivo delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione blocca la vendita dei derivati della cannabis sativa, ma c'è da aspettare le motivazioni della sentenza

Foto di repertorio

Olio, foglie, inflorescenze, resina derivanti dalla coltivazione della cannabis sativa non si possono vendere “salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”. E’ proprio la parte finale della sentenza emessa dalla Corte di Cassazione a rendere ancora controversa la questione relativa alla cannabis light. La stessa Procura di Ancona, che aveva presentato ricorso tramite il pm Irene Bilotta contro la revoca del sequestro di prodotti avvenuti in un negozio di via XXIX settembre, dovrà aspettare la pubblicazione delle motivazioni prima di procedere con eventuali interventi sul campo. A spiegarlo è stata la stessa procuratrice Monica Garulli (foto in basso): «Il punto è che ora bisogna conoscere le motivazioni, perché se è vero che si è arrivati a dichiarare la punibilità della commercializzazione della cannabis sativa è anche vero che se non conosciamo quali sono gli oneri di prove di accertamento che incombono sugli uffici del pm non siamo in grado di dare indicazioni operative su cosa fare». 

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La Garulli ha specificato che la questione ruota intorno al concetto di “efficacia drogante”: «Bisogna vedere come lo stabiliamo- spiega ancora il capo della procura dorica- perché questo concetto rimanda alla punibilità della detenzione delle sostanze stupefacenti. Non sappiamo quando è prescritto l’accertamento né a quali parametri hanno pensato le Sezioni Unite e che dobbiamo prendere in considerazione». Il procuratore ha comunque espresso soddisfazione per una sentenza il cui orientamento: «porta chiarezza su una situazione che altrimenti rischiava di essere esposta a interpretazioni difformi dove si rischiava la disparità di trattamento». 
 

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