Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Disoccupate per colpa del cancro, i progetti di reinserimento nel lavoro

Presentati in Regione i progetti per il reinserimento lavorativo delle donne che hanno lottato e lottano contro il carcinoma mammario

Cinque progetti per altrettante province, unico obiettivo: aiutare le donne colpite da carcinoma mammario a tornare nel mondo del lavoro. Il bando, finanziato con 750mila euro, è stato presentato questa mattina nella sede della Giunta Regionale alla presenza dell’assessore al lavoro, Stefano Aguzzi e si rivolge a quante, costrette dal periodo di cura, sono rimaste disoccupate ma anche a chi non ha mai avuto un impiego. La prima fase sarà quella della informazione e orientamento, poi si passerà alla politica attiva: borse lavoro presso aziende ospitanti per le donne disoccupate o riqualificazione, attraverso la formazione, per chi ha dovuto abbandonare l’attività. Rosarita Silva, direttore oncologia Area Vasta 2: «Una paziente mi disse che l’unico modo che conosce per vivere è lavorare, il ritorno all’attività è un percorso di fondamentale importanza, ma è ancora poco considerato». 

Il medico del lavoro Giorgio Saitta, presidente dell’associazione oncologica fabrianese, ha illustrato il piano per la provincia di Ancona. «Abbiamo contattato una serie di aziende tramite la Meccano Spa e abbiamo identificato 12 realtà dove le donne saranno impiegate durante il periodo di formazione, se tutto andrà bene saranno poi assunte- ha spiegato Saitta- la cosa più importante, però, è che questo progetto non resti un caso isolato. Ho incontrato il presidente della Cassa di Risparmio di Fabriano dicendo che non avrei preteso nulla al momento, se non il fatto che possano monitorare queste attività e continuarla, indipendentemente da cosa farà la Regione». «L’idea era dell’assessore che mi ha preceduto- ha spiegato Aguzzi- poi la frenesia di fine legislatura non ha permesso di portarla avanti. A ottobre scorso mi sono insediato, ho ripreso il progetto e l’abbiamo finanziato. Vogliamo aiutare le donne che hanno avuto questo brusco “stop” nel percorso di vita e di lavoro tramite il sostegno alla ricerca dell’attività».  
 

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