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Servizi per bambini, anziani e disagio: ci pensa la campagna nelle Marche

Le Marche, tuttavia, in questo particolare settore sono ritenute all’avanguardia, tanto da aver fortemente influenzato con la propria normativa, quella nazionale

Arriva dai campi un forte aiuto alle persone e al welfare delle comunità. Con ben 60 aziende le Marche sono in testa alla classifica nazionale dell’agricoltura sociale, imprese agricole che nella loro multifunzionalità lavorano anche nella campo dell’assistenza e della didattica, nei servizi sociali e sanitari, negli inserimenti lavorativi per soggetti svantaggiati. Agriasilo o agrinido, progetti di inclusione sociale, di longevità attiva, di reinserimento al lavoro per detenuti, disabili: realtà che sono quasi raddoppiate tra 2019 e 2020. È quanto afferma Coldiretti Marche intrecciando i dati l’apposito Albo regionale con l’ultimo Annuario dell’Agricoltura Italiana redatto dal Crea. Al momento sono solo 9 le regioni che si sono datate di un albo degli operatori e si è in attesa di linee guida ministeriali per dare indicazioni uniformi per la loro composizione. Le Marche, tuttavia, in questo particolare settore sono ritenute all’avanguardia, tanto da aver fortemente influenzato con la propria normativa, quella nazionale.

«Le aziende agricole – spiega Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche- attraverso personale debitamente formato possono erogare servizi di grande utilità per le comunità e rappresentano un alleato soprattutto per quei piccoli comuni che, per via di bilanci risicati, non possono garantire un servizio sociale strutturato ed efficiente per sostenere i propri concittadini in difficoltà. L’agricoltura sociale, anche per il ruolo etico che la contraddistingue, è l'espressione massima della multifunzionalità rurale». Nella nostra regione, secondo l’ultimo Rapporto Bes, il 5,2% delle famiglie fa fatica ad accedere ai servizi essenziali e solo il 16% dei bambini fino a 2 anni usufruisce dei servizi comunali per l’infanzia, dato al di sotto della media del Centro Italia e lontanissimo dall’obiettivo europeo di almeno un bambino su tre. 

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