L'ex Caserma al Comune? Il bypass fa riaprire il capitolo Saracini

Per metà settembre l'avvio dei cantieri per la realizzazione del tracciante ferroviario. La bonifica di parte dell'ex area militare riapre la discussione sul suo futuro

il corpo di guardia all'interno dell'ex caserma Saracini

Il 15 settembre Italferr, il braccio operativo di Ferrovie dello Stato per la costruzione di nuovi tracciati, consegnerà le aree espropriate alla ditta incaricata di costruire il bypass ferroviario che, staccandosi dalla costa a sud dei ruderi dell'ex Montedison, andrà a collegare direttamente la linea Adriatica con la linea Romana. Per quella data, dunque, inizieranno i cantieri. Progetto osteggiato da ambientalisti, Comitati, Movimento 5 Stelle (che ha anche presentato un esposto) e dallo stesso Pd, minoranza in consiglio comunale. E la giunta Brandoni? L'atteggiamento, le dichiarazioni sono state sempre volte, di fronte a un progetto nazionale pur molto impattante al quale non ci si può opporre con un parere vincolante, alla ricerca di maggiori compensazioni possibili per la città. Il punto tuttavia non è stato mai affrontato in maniera analitica, nero su bianco. Tra le varie ipotesi, però, c'è n'è una che – pur al lumincino – riaccende una speranza chiamata ex Caserma Saracini. Un passo indietro. Chiusa nel 2000, l'ex sede del Car dell'84° Battaglione Venezia è rimasta abbandonata. Depredata degli infissi, utilizzata come rifugio dai predoni del rame, coinvolta in un incendio il sito è passato di proprietà dal Ministero della Difesa all'Agenzia del Demanio. Il Comune, fin dai primi anni dopo la chiusura (giunte Carletti), ha sempre fatto un pensiero su un'eventuale acquisizione. Idem Brandoni che, nel 2011, aveva affidato uno studio di fattibilità all'architetto Giovanni Sergi. Obiettivo? Ipotizzare un futuro dell'area. Risposta: un piccolo polo tecnologico, di terziario avanzato, dedicato a start up e ricerca universitaria. Si era anche arrivati a un passo dal passaggio – a titolo non oneroso – della struttura da Demanio a Comune ma poi quest'ultimo si è tirato indietro. Un dietrofront motivato dalla scoperta (a fine 2015) di inquinamento da idrocarburi – e non solo - nel sottosuolo. La bonifica per legge spetta sempre al proprietario. Finché è del Demanio, non la deve eseguire il Comune che già ha a che fare con i suoi problemi di bilancio.

La partita ora si è riaperta, dicevamo. Già perché la scorsa primavera la stessa Italferr ha sondato il terreno della Saracini e formulato un'ipotesi di spesa per la bonifica del tratto dove dovranno passare i binari. Il conto, stando ai ben informati, non supera i 200mila euro. Bonifica adatta per  ospitare massicciata più strada ferrata e quindi blanda rispetto a casi di altre destinazioni d'uso. Ma pur sempre effettuata nella porzione che si ritiene la più inquinata di tutto il sito. La giunta si sta interrogando. Acquisire l'area dal Demanio significa farsi espropriare da Italferr e avere risorse per bonificare il resto, rendendo poi appetibile il sito a investimenti privati. Come ipotizzato nel progetto Sergi o come progettato dagli studenti dell'Università Politecnica delle Marche lo scorso giugno. La discussione al Castello, ovvio, non è per nulla leggera. C'è il timore che una volta acquisita l'area ci si trovi di fronte a un inquinamento molto più consistente e con elevati costi di bonifica da dover coprire. Un salasso per un Comune che ambisce a tornare con i conti in ordine e un guaio per le amministrazione future, di qualunque colore esse siano, a partire da quella che uscirà dalle urne delle Comunali della primavera 2018. Per fare una scelta il più ponderata possibile servirebbero quindi nuovi carotaggi: cosa c'è sotto il terreno della Saracini, in che concentrazione e a quanto ammontano i costi? Elementi essenziali da valutare accanto all'altro piatto della bilancia, occupato dai benefici di recuperare un'area degradata da quasi 20 anni. Altro fattore critico, il tempo. Il 15 settembre, se si consideriamo le ferie estive e gli orari ridotti degli uffici comunali, è dietro l'angolo. Necessario, quindi, l'avvio di dialogo con l'Agenzia del Demanio per poi convincere Italferr a posticipare la data dell'esproprio. Alla fine magari non se ne fa niente comunque ma il passaggio è essenziale per continuare a tenere, almeno, acceso il lumicino. 

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