Il buttafuori non lo fa entrare in discoteca: «Discriminato per il colore della pelle»

Il racconto di un 25enne che sostiene di essere stato allontanato non per il look ma per questioni razziali. La replica del locale: «Totalmente estranei ai fatti»

La discoteca in cui il 25enne non è stato ammesso

«Non mi hanno fatto entrare in discoteca per il colore della mia pelle». La delusione è così cocente che Anish Graziosi, 25enne d’origine indiana ma anconetano al 100% (oggi vive a Falconara e lavora per una ditta osimana che produce capi d’abbigliamento d’alta moda) ha deciso di sfogarsi su Facebook, puntando il dito contro un buttafuori del Brahma, locale da poco inaugurato a Civitanova e divenuto subito un punto di riferimento per la movida.

Colpa del look? 

«Ebbene sì, è capitato anche a me in questo clima che si è formato in questa Italia di non aver passato la selezione semplicemente per il colore della pelle» ha scritto Anish che, al telefono, spiega cos’è successo sabato sera. «Eravamo io, la mia ragazza, mia cugina e un altro ragazzo - racconta -. Volevamo raggiungere i nostri amici che avevano preso un tavolo in discoteca e ci stavano aspettando. Ci siamo messi in fila, davanti a noi c’erano 5-6 persone. Già sentivamo che un buttafuori aveva qualcosa da ridire contro di me. Le ragazze sono passate, mentre io e il mio amico siamo stati fermati all’ingresso. Eravamo vestiti in maniera identica: camicia sotto un maglione, jeans strappati. Lui è stato fatto entrare, io no. Il buttafuori, che poi ha sottolineato di essere laureato, mi ha spiegato che il mio look non era consono alla discoteca. Ma come, se io e il mio amico eravamo vestiti allo stesso modo?». Per quante spiegazioni Anish possa aver chiesto, non è riuscito a venirne a capo. «Mi hanno attaccato sul maglioncino, poi sui jeans strappati. Non c’è stato niente da fare», spiega il 25enne che aggiunge di essersi sentito dire dal buttafuori laureato: «Qui a casa mia comando io, le regole le faccio io, a casa tua fai come ti pare». Anish, la fidanzata e i suoi amici se ne sono andati, ma mezz’ora dopo sono tornati all’ingresso della discoteca per chiedere un chiarimento ulteriore. «I toni sono stati sempre pacati, ma il buttafuori ha ribadito che il mio look era da giorno e così non potevo entrare in discoteca. Al che ho chiesto un confronto con il titolare che non mi è stato concesso. Alla fine, ce ne siamo andati». E alle 3 del mattino Anish ha affidato ai social la sua delusione, pubblicando le foto del suo abbigliamento e quello dell’amico. «Penso di essere stato discriminato per il colore della pelle, non esiste altra spiegazione. Mi sono sentito dire in faccia che la mia immagine, la mia presenza avrebbe rovinato il locale. Non trovo giustificazioni di fronte ad un atto che nel 2020 è inaccettabile. Io sono un ragazzo di colore, fiero di esserlo e adottato quando avevo 10 mesi dalla mia famiglia: per me e spero anche per altra gente questa cosa non deve più esistere». 

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La replica della discoteca

Pronta è arrivata la replica dei titolari del Brahma. «È un momento storico in cui con l’agevolazione dei social e la strumentalizzazione dell’informazione, spesso fatti e avvenimenti poco chiari rischiano di essere comunicati ancor prima di una attenta valutazione e di conoscerne la verità - scrive la direzione su Facebook -. A fronte di quanto ci è pervenuto, scusandoci per l’attesa nella risposta ma lavorando di notte ci sono tempi di riposo che anche noi ci concediamo, per mezzo social rispondiamo serenamente spostando l’attenzione su quanto di vero c’è di questa vicenda e non solcando invece l’onda politica e razziale che in molti stanno tentando di fare per visibilità mediatica. Siamo una struttura composta da un personale di almeno 8 nazionalità dislocate tra i vari settori tra cui l’ingresso, lo stesso citato e polemizzato per l’accaduto, ove lavorano almeno 3 operatori alla sicurezza di diverse nazionalità. Basterebbe solo questo per mostrare la buona fede e la trasparenza con la quale affrontiamo un tema così delicato che va sicuramente sensibilizzato sia per la società che per una questione morale e di rispetto verso ogni individuo facente parte di questo mondo. Come ogni struttura appartenente al ramo del pubblico spettacolo, abbiamo a che fare con migliaia di persone ogni stagione tra le quali a volte a qualcuno viene negato l’ingresso basandosi “circa” su criteri di sobrietà e stato di piena coscienza, rispetto degli altri, educazione, se in precedenti serate l’individuo ha mostrato atti violenti contro persone o cose e tutto quello che ne concerne la sicurezza, cercando di garantire un divertimento sano. In sintesi, per quanto sia stato poco piacevole l’accaduto e discutibile, è stato dirottato verso altri interessi per i quali noi per primi siamo mortificati e amareggiati. Come direzione e proprietà - continua la nota - ci mettiamo a completa disposizione del cliente, consigliando di interpellarci, pretendendo di essere chiamati quando alcune scelte risultano poco chiare e qualsivoglia ingiuste poiché, per quanto attenti e presenti, qualcosa o qualcuno con un atteggiamento poco consono può sfuggire. Certi di aver ribadito la nostra totale estraneità dall’essere promotori e mentori di azioni razziste, porgiamo saluti e una buona domenica a tutti i lettori». 

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