La lotta di Busco, manager perseguitato dal Comune: «Forse perché ospitai Berlusconi»

L'imprenditore ha indetto una conferenza stampa per raccontare le sue verità sulla vicenda Extasy ma non solo. Spunta un'altra battaglia legale con il Comune

Roberto Busco nel terreno dell'International Building

«Forse ho sbagliato solo una cosa, a ospitare Berlusconi». Quella di Roberto Busco è una provocazione lanciata verso il Comune durante una conferenza stampa in cui l’imprenditore, proprietario dell’ex centro benessere Extasy, ha voluto raccontare le sue verità. Un’apertura totale all’amarezza, il “j’accuse” di un uomo professionalmente e umanamente provato dalle varie vicende giudiziarie che alla fine gli hanno pure dato ragione. I più ricordano la vicenda Extasy, il centro fitness che Busco vorrebbe riaprire in un paio di anni ma che proprio oggi si è arricchita di una nuova beffa: «Mi è arrivata la conferma che devo pagare 500.000 euro di Imu anche per gli anni in cui l'immobile era ingiustamente sequestrato». Quello che non tutti sanno però è che la storia travagliata del super centro benessere è solo una delle battaglie che hanno trascinato Busco alla guerra contro Palazzo del Popolo. C’è un’altra storia, è iniziata nel 2000 e avrebbe avuto la forma di un centro direzionale, cioè un palazzo che doveva sorgere in un terreno acquistato dietro via Giuseppe Longhi in piena Baraccola. La mancata realizzazione di una strada d’accesso da parte del Comune ne ha precluso la realizzazione e gli anni di silenzio dell'amministrazione lo hanno fatto diventare un debito per l’imprenditore, che ora chiede un risarcimento di 2.250.000 euro. Perseguitato, ma perché? Ecco allora la provocazione, relativa a una cena politica proprio all’Extasy dove nel 2006 a sedersi al tavolo era stato Silvio Berlusconi: «Ma è banale perché io lì ho ospitato veramente tutti, ad esempio anche Rifondazione Comunista da cui sono lontanissimo politicamente ma sono rimasti contentissimi. Non ho certo le prove che sia un accanimento- spiega Busco- ma non posso neppure pensare che capitino tutte a me. Non è possibile che in tutte le attività che ho intrapreso ad Ancona ci siano stati tutti questi problemi». 

Il palazzo che non c’è

Era il 2000, Busco aveva acquistato a nome dell' "International Building srl" un terreno edificabile di 3.500 mq a pochi passi dalla bretella che collega Ancona all’A14. Il posto logisticamente perfetto per un palazzo da affittare a uso uffici: «Avevo un permesso di costruzione e un mutuo bancario, l’accesso stradale però non arrivava». Silenzio dal Comune e nel 2009 la decisione di vendere: «L’ acquirente mi aveva dato 50.000 euro di caparra. Il tempo passava, l’accesso stradale non arrivava e il Comune non rispondeva alle domande. L'accordo con l’acquirente era giunto a scadenza e con le vicende dell'Extasy quei soldi non ero più in grado di restituirli». Le tappe successive sono state il pignoramento del lotto fino a sfiorare la vendita all’asta nel 2013: «Gli acquirenti hanno accettato una soluzione dilazionata e dopo un anno e mezzo siamo riusciti a chiudere la questione». Secondo quanto raccontato da Busco il Comune ha solo successivamente eccepito che la strada non era realizzabile per un presunto abuso edilizio da parte dell’attività commerciale limitrofa, rea di aver allargato i propri confini mangiando lo spazio disponibile. «Era stato uno  sbaglio di misurazione- prosegue Busco- e quell’imprenditore aveva anche ricevuto un’ordinanza di demolizione per un pezzo di capannone, io ho fatto fare delle rilevazioni satellitari anche da consulenti di parte e hanno dimostrato che il confinante si era allargato solo con la recinzione e per non più di 1 metro e 20. Errore poi ammesso dal Comune». Della via d’accesso però ancora nessuna notizia. Il 15 luglio 2018 l’ultima accorata mail alla Mancinelli in cui si legge: “Non posso utilizzare il lotto in oggetto pur avendo pagato l’Imu e ho perso milioni di euro. Sono a sollecitare una soluzione immediata perché nessun ulteriore ritardo è ammissibile”. E la risposta? «Mi scusi, ma il Comune di Ancona risponde?» chiede Busco con amara ironia. Ecco quindi la richiesta di risarcimento: 2.250.000 euro per mancato utilizzo e mancati incassi negli ultimi 18 anni. Cosa c’è oggi in quel lotto?: «Gusci di barche e stampi di fabbrica». Come ci sono arrivati se mancava la strada d’accesso? «Tramite una via che però successivamente abbiamo scoperto essere abusiva». 

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La nuova beffa e il futuro dell’Extasy

«Stamattina mi è arrivata la conferma che per quel centro devo pagare l' Imu anche per gli anni che è stato sotto sequestro» ha proseguito Busco, che per l’immobile di via Scataglini chiuso da un’ordinanza comunale nel 2012 aveva chiesto un risarcimento di 11 milioni di euro. L’imprenditore ha quindi ripercorso la vicenda che ha trasformato il gioiello del fitness in un covo di vandali e sbandati: «Nel 2012 arrivò l’ordinanza di chiusura per le piscine perché si sosteneva che erano diverse dal tipo di vasche autorizzate. Poi seguì un’ordinanza di sequestro a torto, perché si rifaceva a una normativa entrata in vigore nel 2009 che equiparava il centro polivalente a un centro commerciale e quindi bisognava chiedere un’autorizzazione regionale- racconta Busco- io però avevo aperto nel 2005 con tutte le licenze in regola delle varie attività e non mi risulta si possano fare leggi retroattive». Il futuro? «Su quella storia i giudici mi hanno dato ragione, quindi ho avviato le pratiche per la sistemazione del tetto perché entro 2 anni e mezzo vorrei riaprire la parte commerciale. Spero anche il centro benessere». 
 

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