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Lunedì, 15 Aprile 2024
Cronaca Jesi

Dal bullo pugni in testa e amuchina negli occhi: i compagni costretti allo sciopero

Niente scuola per i compagni di classe. Le famiglie infatti hanno scelto di scioperare, protestando contro il bullo che sta terrorizzando i loro figli

Il bullo terrorizza i suoi compagni di classe e le famiglie sono costrette a lasciarli a casa. Ha dell'incredibile quanto deciso dai famigliari di alcuni studenti di una scuola primaria di Jesi. Uno sciopero in piena regola, di due giorni, per protestare contro la violenza da parte di un bambino di appena 8 anni.

Un bullo, a detta loro, che negli ultimi 2 anni ha letteralmente perseguitato i suoi compagni di classe con botte e insulti. «Non ci sentiamo sicuro nel mandare i nostri bambini a scuola - racconta una mamma preoccupata - le maestre hanno tentato di tutto ma non c'è stato niente da fare. Abbiamo anche fatto una relaziona al vice questore e sono state attivate figure professionali e assistenti sociali. Purtroppo non è cambiato nulla». Negli ultimi 2 giorni quindi il baby bullo è rimasto da solo all'interno dell'aula, mentre i suoi 14 compagni di classe sono rimasti a casa.

«Una famiglia è stata costretta a trasferire il figlio in un'altra scuola - continua la mamma - mentre la scorsa settimana il bullo ha rotto il dente ad un compagno, poi una bimba è stata colpita al volto da un pugno mentre ad un'altra è stata gettata dell'amuchina negli occhi. Ora che alcuni alunni sono collegati in Dad noi famiglie abbiamo potuto vedere con i nostri occhi quanto sta accadendo». Sulla vicenda è intervenuta anche Lidia Prosperi, dirigente scolastica dell'Istituto comprensivo San Francesco, di cui la scuola fa parte. La Prosperi ha smorzato la polemica parlando di «toni esasperati» non negando però l'esistenza «di una problematicità». La stessa dirigente ha invece negato che alcuni studenti si siano trasferiti per colpa del bullo ma soltanto «per motivi famigliari ben diversi», concludendo che «il personale scolastico ha comunque dato supporto all'alunno in questione, nonostante sia rimasto da solo in classe fino al termine delle lezioni».

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