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Cronaca

«Se smetti di respirare è meglio», torchiato dalle bulle in classe: il dramma di un 13enne che non esce di casa da due anni

Il racconto straziante della mamma di Luca che subisce in classe insulti e minacce di ogni genere: viene ripreso con lo smartphone e denigrato durante i progetti online dagli altri adolescenti

ARCEVIA - Il calvario lungo 2 anni di un adolescente (che oggi ha 13 anni) fatto di insulti, minacce e intimidazioni e di sua madre, pronta a lottare come una leonessa per un figlio in difficoltà. «Il primo anno mi dicevano che ero pazza, mi sono sentita completamente sola. I genitori si tiravano indietro e, quando si parlava di quello che succedeva in classe, si alzava un muro. Non si vuole affrontare la realtà in certi casi». In un lungo sfogo questa mamma racconta con lucidità e sofferenza gli episodi di bullismo vissuti da suo figlio Luca (nome di fantasia) da due anni a questa parte. «Dopo tanto insistere - prosegue - qualcosa è scattato. La scuola ha fatto un gesto concreto, una lettera per richiamare i genitori all’educazione dei ragazzi. Ora le cose vanno un po’ meglio, ma temo che sia solo una calma apparente. Sul bullismo non può calare un velo. Non si possono mai spegnere i riflettori».

Torchiato in classe e online  

Tutto è iniziato in prima media. Per tutto il primo quadrimestre le cose sono andate bene e Luca, che è seguito dagli insegnanti in un percorso pdp (piano didattico personalizzato), ha un buon rendimento e voti soddisfacenti a scuola. «Poi - dice la mamma - qualcosa è cambiato. Mio figlio, che è già un carattere introverso, ha iniziato a chiudersi. Non parlava quasi più e anche i voti a scuola andavano peggiorando. Io gli chiedevo se c’era qualcosa che non andava e lui mi rispondeva che era “tutto a posto”. In realtà di “a posto” c’era ben poco». Con pazienza la donna è riuscita a carpire qualche informazione di quello che succedeva ogni mattina in classe. «Mi ha spiegato che c’era un ragazzino che lo insultava e lo bullizzava. Questo studente riprendeva tutta la classe con lo smartphone. Poi postava tutto su Instagram. Erano ripresi tutti i compagni, ma poi lui se la prendeva con Luca. Gli diceva frasi tipo “non ce la farai mai” a cui seguivano le risate di scherno e ancora altre chat fatte di insulti fra amichetti».

Così l’incubo del bullismo si è materializzato in casa. «Ho segnalato il problema al coordinatore di plesso. In un primo momento non ci siamo sentiti ascoltati - prosegue - ma poi il bullo è stato ripreso e invitato a smettere immediatamente di pubblicare quelle cose sui social. Ha avuto anche un richiamo formale da parte dei professori». A quel punto, però, le cose sono iniziate a precipitare: «Quello stesso adolescente ha assoldato delle ragazzine della classe per colpire a parole Luca in ogni modo». Spariti i cellulari, gli insulti sono diventati sempre più pesanti. «Smetti di respirare» o «non hai capito che era meglio che non esistevi?» questo il tenore delle frasi pronunciate alla ricreazione, nelle ore d’inglese o nello spacco dell’ora. «Come madre non puoi stare ferma e non far nulla. Ho visto mio figlio denigrato durante un progetto didattico online, lo insultavano senza pietà su Jitsi. Io sentivo tutto, è stato terribile. Ti senti impotente e non sai cosa fare per farti ascoltare». 

Solidarietà tra mamme

La prima a tendere la mano a questa donna in difficoltà è stata Patrizia Guerra, la mamma coraggio che lotta contro il bullismo dopo le tre aggressioni al figlio avvenute ad Ancona. «Non sapevo cosa fare - prosegue - e ho chiesto un consiglio a lei perché sapevo del suo progetto e delle sue battaglie. È stata Patrizia a consigliarmi di parlarne con le rappresentati di classe e poi con la dirigente scolastica. Mi ha dato tanti consigli utili per farmi ascoltare. Senza di lei non so se avrei avuto la forza di parlare». Non è stato facile «i genitori delle due ragazzine bulle non ne volevano sapere. Avevano una loro versione della storia oppure semplicemente dicevano di non poter controllare quello che facevano le loro figlie in classe». 

La lettera

Dopo tanto tempo e fatica, però, ad aprile di quest’anno è arrivato il gesto da parte della scuola: «La dirigente - prosegue la mamma di Luca - ha inviato una lettera a tutti i genitori della classe di mio figlio richiamando gli alunni ad un comportamento più maturo e responsabile». Ma attenzione: «Questi bulli sono furbi, non si fanno vedere quando fanno queste cose e non bisogna mai abbassare la guardia.

Dopo due anni Luca nei prossimi giorni uscirà di nuovo con due compagni di classe di cui si fida. «Non usciva più con nessuno da tanto tempo - conclude - non nascondo la mia preoccupazione, spero che vada tutto bene».  

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