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Martedì, 23 Aprile 2024
Cronaca

Botte all’amica più grande della figlia: «Lasciala stare ninfomane». Genitori condannati

Una coppia era finita a processo per lesioni aggravate. Non gradivano l’infatuazione sbocciata tra la loro bambina 12enne e una ragazza di 20 anni

ANCONA - Quell’amicizia particolare con la loro figlia minorenne non l’avevano mai gradita e dopo avvertimenti e minacce ad una ragazza di 20 anni erano passati alle maniere forti. Intuendo che tra la loro bambina e la giovane c’era una relazione avevano affrontato la 20enne picchiandola. Il tribunale ha condannato ieri due genitori a sette mesi (pena sospesa) per lesioni aggravate. La figlia e la 20enne si erano conosciute alle giostre di piazza d’Armi, e per allontanarla dalla loro bambina avrebbero fatto di tutto, arrivando anche a picchiare, minacciare e insultare quella ragazza con cui credevano che la 12enne avesse una relazione. A processato sono stati due genitori, un padre di 40 anni e una madre di 38 anni, sono a processo per lesioni aggravate.

La condanna è stata inflitta dalla giudice Paola Moscaroli. Due gli episodi in cui la giovane, oggi 23enne, sarebbe stata aggredita, ad Ancona. Il primo risale al 16 maggio del 2019. «Aspettavo il bus per andare a scuola - aveva raccontato la vittima in udienza - e il padre della ragazzina mi ha dato un calcio alla mano. La madre è poi salita a bordo del bus rivolgendomi insulti omofobi». La donna le avrebbe urlato «lascia stare nostra figlia, ninfomane». Per il calcio la 23enne aveva riportato un dito rotto e 30 giorni di prognosi. La seconda aggressione sarebbe avvenuta il 23 maggio, al campetto parrocchiale frequentato dalla 23enne. Moglie e marito l’avrebbero presa a schiaffi sempre insultandola. Era seguita una denuncia per stalking e lesioni e la squadra mobile aveva notificato alla coppia un divieto di avvicinamento alla 23enne. La querela per gli atti persecutori è stata poi ritirata tanto che il processo sta andando avanti solo per le lesioni. Gli imputati erano difesi dall’avvocato Andrea Nocchi. Avrebbero cercato di denunciare quella amicizia proibita alla polizia ma senza nessun esito. Poi avrebbero chiesto alla ragazza di allontanarsi da lei scoprendo che le faceva anche regali. Per tutelare la figlia, troppo piccola per gestire i suoi sentimenti, sarebbero passati alle maniere forti. La 23enne ha escluso qualsiasi contatto fisico con la minorenne. «Era più lei che mi cercava - aveva detto - per lo più con messaggi sul cellulare e io le rispondevo che era troppo piccola e doveva crescere».

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