Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca Falconara Marittima

Bignamini, maestre condannate: ma non furono maltrattamenti

Il giudice ha imposto alle imputate l’interdizione dall’insegnamento, addebitando loro le spese processuali e una serie di risarcimenti danni alle parti offese

Sono state condannate le due maestre finite a processo con l’accusa di aver maltrattato alcuni studenti con gravissime disabilità psico-fisiche al Bignamini di Falconara. Ma non ci fu violenza. Infatti il giudice monocratico Paolo Giombetti ha sì inflitto alle due donne la condanna, ad un 1 mese e 3 mesi di reclusione con pena sospesa, ma non per maltrattamenti su minore, bensì per abuso di mezzi di correzione. Reato che, nella sua arringa di Andrea Rossolini-2parte civile, l’avvocato Andrea Rossolini (foto a sinistra) aveva posto come la più lontana delle possibilità in quanto, giurisprudenza alla mano, presupporrebbe l’assenza di atti di violenza. «Invece il mio cliente non andava più a scuola volentieri per il clima creato da quegli atti di violenza testimoniati dalle telecamere - ha spiegato Rossolini in udienza - quelle da cui sono scaturite le indagini che parlano di botte, scappellotti sulla nuca, addirittura la vittima che rappresento è stato lasciato a terra come forma di contenimento. Questi sono atti di violenza». La stessa violenza per cui Ruggiero Dicuonzo (foto in basso a sinistra), pm titolare del fascicolo di indagine, aveva chiesto la condanna delle maestre per maltrattamenti su minore a 2 anni per la prima e 2 anni e 3 mesi per la seconda. «Qui si parla di tanti episodi di violenze fisiche e morali in maniera gratuita - spiega Dicuonzo nella sua requisitoria - Perché anche colpire un disabile con un cartellino è un comportamento sganciato dalla reale esigenza educativa e personalmente lo trovo offensivo. Non credo alla matrice scherzosa di certi epiteti perché ci sono festi eloquenti che non possono essere funzionali a contenere un bambino agitato come vuole farci credere la difesa». Alla fine il giudice anconetano, oltre alla condanna per il reato derubricato, ha imposto alle imputate l’interdizione dall’insegnamento, addebitando loro le spese processuali e una serie di risarcimenti danni alle parti offese, tra cui 3mila euro a testa alla fondazione Don Gnocchi, che gestisce l’istituto scolastico speciale in accordo con l’Ufficio scolastico regionale. 

Una sentenza che soddisfa di più la difesa, rappresentata dagli avvocati Elisabetta Candi e Valeria Magnani da una parte e Piergiovanni Cicconi Massi  e Simone Trombetti dall’altra. Per loro tutto il processo ha ruotato intorno ad un bluff, emerso proprio a processo paragonando in modo diretto le testimonianze e la narrazione dei fatti da parte della polizia giudiziaria con le immagini delle videocamere installate nella scuola Bignamini dai Carabinieri della Tenenza di Falconara. La difesa ha sostenuto come la narrazione dei fatti si dimostrassero esasperate rispetto alle immagini di quegli stessi attimi messi nero su bianco. «Una contraddizione signor giudice - ha detto Trombetti nella sua arringa difensiva - che ha visto anche lei quando proprio in quest’aula scorrevamo i filmati delle telecamere e aspettavamo di vedere la violenza descritta negli atti di indagine, ma era già avvenuta in teoria, solo che non ce ne eravamo accorti perché le immagini hanno parlato chiaro. Quelle violenze non c’erano. E sa tanto di excusatio non petita quella della pubblica accusa che invita a non fraintendere le immagini e guardare alle parole dei testimoni. Ma cosa c’è di più oggettivo delle immagini video in un processo?». 

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