Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Biglietti del bus “clonati” e rivenduti: assolti i dipendenti Conerobus, processo solo per i tabaccai

Uno ha patteggiato ad un anno e 10 mesi, per un'altra si aprirà il dibattimento a giugno. Per gli altri il fatto non sussiste. La Procura contesta il peculato per oltre 4mila titoli di viaggio ristampati in più anni. L'azienda di trasporto ci ha rimesso oltre 73mila euro di guadagni 

ANCONA – Accedendo con una password ad un sistema informatico aziendale erano riusciti a stampare fino a 4mila biglietti del bus, con i numeri di serie uguali ad altri già immessi nel mercato. Avendo i loro cloni li avevano rivenduti intascandosi fino a 73mila euro, nell'arco di una decina di anni. Con l'accusa di peculato in 8, tra dipendenti Conerobus e tabaccai, sono finiti davanti alla gup Francesca De Palma. L'udienza preliminare si è tenuta questa mattina e ha riguardato l'inchiesta esplosa lo scorso anno ad aprile. Quella che ha investito la principale azienda di trasporto pubblico locale. Una tabaccaia di Ancona è stata rinviata a giudizio (affronterà il processo a giugno), un tabaccaio di Jesi ha patteggiato la pena ad un anno e 10 mesi, due dipendenti Conerobus che procedevano con l'abbreviato sono stati assolti perché il fatto non sussiste mentre per altri quattro dipendenti dell'azienda è stato deciso il non luogo a procedere. Si mette così un primo punto sui biglietti del bus stampati due volte e rivenduti indebitamente ai passeggeri. Il fascicolo d'indagine era della pm Valentina Bavai che aveva delegato la squadra mobile della polizia per gli accertamenti. Era stata Conerobus a fare un esposto in Procura dopo che un passeggero aveva inoltrato una mail all'azienda per segnalare una anomalia sui titoli di viaggio venduti a pacchetto: in due carnet che il cliente aveva acquistato aveva notato che c'erano gli stessi numeri di serie. Inizialmente in dieci erano stati accusati di peculato, per la stampa dei biglietti clone rivenduti tra il 2014 e il 2021.

Per due persone era arrivata quasi subito l'archiviazione mentre per gli altri otto la Procura aveva chiesto il processo. Stando alle accuse sia i dipendenti che i due tabaccai, abilitati a stampare i titoli di viaggio da vendere al pubblico, avrebbero utilizzato il programma aziendale chiamato “Telemaco”, che permetteva tutta l'operazione, accedendo con un account protetto da password personale. Una volta dentro il programma avrebbero ristampato biglietti e pacchetti di biglietti già emessi in commercio, senza giustificazione, con lo stesso numero di serie. I doppioni sarebbero stati rimessi in vendita alla clientela e il ricavato interamente incassato dai dipendenti e dai tabaccai accusati. Tutto questo ai danni delle casse di Conerobus che ci ha rimesso più di 73mila euro, il ricavato ottenuto dalla vendita di oltre 4mila biglietti del bus clonati. Le stampe avvenivano sia nelle due rivendite della Conerobus, in piazza Ugo Bassi e piazza Cavour, che nei due tabacchi accusati. L'azienda di trasporto si è costituita parte civile con l'avvocato Alessandro Lucchetti. Gli assolti e i dipendenti per cui la giudice ha deciso il non luogo a procedere erano difesi, tra gli altri, dagli avvocati Roberto Marini, Gaetano Papa, Annalisa Pavoni e Stefano Mengucci. Alla tabaccaia rinviata a giudizio sono contestati 1878 biglietti, stampati indebitamente tra il 2015 e il 2021, per un guadagno di oltre 17mila euro. Quello che ha patteggiato ne avrebbe stampati 982 per quasi 8mila euro di incasso.

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