Cronaca

La basilica di Paterno pericolante da 17 anni: «In estate sarà messa in sicurezza»

A breve, dopo quasi vent'anni, anche la casa canonica e la stessa chiesa potrebbero essere salvate dalla voracità del tempo e delle intemperie

«Sono del 1948 e so che morirò vedendo quella chiesa sarà ancora così». Enzo Bartolini, abitante di Paterno, parla con commozione di quella che fino a 17 anni fa era non solo la basilica della sua cittadina, ma anche un punto di riferimento culturale e artistico per i quadri e gli affreschi che custodiva al suo interno. La chiesa di Santa Maria Assunta, che dà il benvenuto e l’arrivederci al centro storico, è un rudere inagibile dal lontano 2000. Cade letteralmente a pezzi. Il campanile è stato messo in sicurezza dopo le scosse della scorsa estate con apposite imbragature. A breve, dopo quasi vent’anni, anche la casa canonica e la stessa chiesa potrebbero essere salvate dalla voracità del tempo e delle intemperie. Il progetto, elaborato dai tecnici incaricati dalla Curia, esiste già ed è condiviso dal Comune di Ancona. Si aspetta solo l’ok da parte della Soprintendenza.

«Il progetto prevede l’abbassamento della canonica di un piano e la messa in sicurezza della chiesa con una fasciatura- ha spiegato don Michele Montebelli, parroco di Agugliano- forse già a giugno avremo delle novità». Positivo anche l’assessore alle Manutenzioni del Comune di Ancona, Stefano Foresi: «C’è una costante collaborazione con la Curia e so che appena ci saranno i fondi e l’ok della Soprintendenza si lavorerà prima sulla canonica, poi su parti della chiesa. Penso che in giugno o luglio si possa intervenire, è la priorità delle priorità». Messa in sicurezza però non significa riapertura. I residenti di Paterno, che dal 2000 partecipano a funzioni e cerimonie nella minuscola stanza di una ex scuola materna, dovranno attendere ancora a lungo per rivedere spalancato il portone in legno dell’antica basilica.

Marina Medici ha 89 anni. A Santa Maria Assunta ha battezzato i suoi figli e ogni tanto ci andava con alcune compaesane per fare le pulizie. «Oggi abbiamo una piccola chiesetta, se c’è un funerale la gente deve stare fuori». Lo stesso don Michele ha però spiegato che «La priorità al momento è la messa in sicurezza dell’edificio per la pubblica incolumità, riguardo una possibile riapertura invece è tutto ancora da vedere». La storia di Santa Maria Assunta parte dal 1.400. Per secoli è stata il punto di riferimento spirituale per Paterno e non solo, fino al 1972. Il terremoto la danneggiò al punto da renderla inagibile per i successivi otto anni. Gli interventi, sovvenzionati anche dalle offerte degli stessi fedeli, consentirono la riapertura nel 1980. Altri vent’anni di gloria, ma in pochi sapevano che il tempo stava inesorabilmente mangiando le fondamenta. Nel 2000 si decise per la nuova chiusura. Quella definitiva. Oggi la scalinata che porta all’ingresso è chiusa da ferri, chiodi, reti metalliche e un cartello che vieta l’entrata. La grande navata e l’altare in marmo sono visitabili solo nelle parole della gente. C’è grande nostalgia per il quadro dell’Assunta, quello del Gesù crocifisso e per il vecchio organo dove intere generazioni hanno provato i canti corali. Frammenti di affreschi sono stati restaurati e conservati al Museo Diocesano di Ancona. Il timore dei cittadini è che qualche masso, soprattutto in caso di forte scossa sismica, possa staccarsi e cadere nella strada sottostante che collega Paterno alla provinciale Vallone.

«Qui non c’è nulla di antisismico, a parte una casa rifatta totalmente» dice ancora Enzo Bartolini. La basilica fa parte di un unico blocco edilizio dove un tempo c’erano le Poste e l’ufficio anagrafe i cui archivi, verso gli anni ’70, sono stati trasferiti nel capoluogo. Parte di quella struttura è del Comune di Ancona. Paterno è un gruppo di case dove la gente si vuole bene ed è cortese anche con gli sconosciuti. Per entrare e uscire si passa sotto l’arco attiguo alla chiesa. Ogni transito, per i residenti, è un colpo al cuore. Lo è per Marta Sabatini: «Mi viene da piangere pensando a quello che questa chiesa poteva essere e vedere quello che è» e per la stessa Marina Medici: « Se dobbiamo morire fateci stare nella nostra chiesa, non in mezzo alla strada».  

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