Banca Marche, sequestro per milioni agli ex vertici Medioleasing

Come si legge nell’ordinanza, i patrimoni dei debitori sono per consistenza e valore insufficienti a garantire il credito risarcitorio della reclamante Nuova Banca Marche

Foto di repertorio

Un sequestro conservativo per equivalente fino a 15 milioni di euro tra beni mobili, immobili e crediti nei confronti di sei ex amministratori di Medioleasing, Giuseppe Barchiesi in qualità di allora direttore generale, Tonino Perini presidente del Consiglio di Amministrazione dal 2005 al 2006, Lauro Costa presidente del Cda dal 2006 al 2009, Michele Ambrosini e Massimo Bianconi componenti del Cda e Claudio Dell'Aquila consigliere del Cda. Lo ha disposto con ordinanza il Tribunale di Ancona-Sezione imprese, accogliendo il reclamo di Nuova Banca Marche (in cui Medioleasing confluì dopo la fase di amministrazione straordinaria). Il provvedimento cautelare reale, contro il quale non è possibile fare ricorso ma che può essere revocato se mutassero le condizioni, arriva nell'ambito dell'azione di responsabilità da 87 milioni di euro promossa dall'amministrazione straordinaria di Medioleasing dopo il crac della vecchia Banca Marche. 

La decisione dei giudici Francesca Miconi, Francesca Ercolini e Maria Letizia Mantovani, ribalta la decisione presa in prima battuta dal giudice Di Tano che aveva aderito ad una teoria unitaria per cui, al fine del sequestro conservativo, la valutazione del periculum in mora, cioè il pericolo di potersi rivalere economicamente sui responsabili causato dal ritardo, è imprescindibile da un’azione nei confronti di tutti i presunti debitori. Tra i quali infatti resta fuori dalla richiesta di sequestro la PriceWaterhouseCoopers Spa: società incaricata dal 2007 al 2012 di revisionare i bilanci di Banca Marche. Non la pensano così i giudici della sezione imprese del tribunale dorico i quali ritengono maggiormente condivisibile l’impianto che vede ammissibile la tutela conservativa dei beni in sequestro anche nel caso in cui questi venissero richiesti a uno o parte dei debitori. Infatti così ha fatto la nuova Bdm. Una vera diatriba giurisprudenziale a cui si aggiunge anche un altro aspetto sottolineato dai giudici: negare il reclamo della nuova Banca Marche, “priverebbe il creditore  della facoltà di scegliere il debitore nei cui confronti esperire l’azione esecutiva, indebolendone la posizione, in contrasto con la ratio dell’istituto della solidarietà che è, invece, quella di rafforzare la previsione del creditore”.

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Dunque il paradosso è che per il nuovo isitituto di credito nato sulle ceneri del crac ha avuto molto più senso  chiedere, e ottenere, il sequestro dei beni di chi quei beni sembra non averli neanche lontanamente, confermando così l’effettivo pericolo di non potersi più rivalere sui debitori nel tempo. Già, perché come scrivono gli stessi giudici nell’ordinanza, “i patrimoni dei resistenti sono insufficienti a garantire il credito risarcitorio della reclamante, di gran lunga eccedente le disponibilità economiche dei medesimi”. Il motivo? Ad oggi Barchiesi risulta proprietario di un’abitazione, un ufficio, 2 rimesse e 4 terreni in comproprietà a Castelfidardo. Perini risulta comproprietario per un sesto di un’abitazione di categoria popolare e comproprietario di 2 aree urbane in provincia di Ancona. Costa non risulta proprietario di beni aggredibili. Dell’Aquila risulta proprietario per metà e 1/20  di 2 case ad Ancona e Roma Ambrosini ha un appartamento a Pesaro. Infine Bianconi ha 2 immobili a Norcia gravemente lesionati dopo il terremoto, motivo per il quale i suoi legali avevano anche fatto eccezione al reclamo di Nuova Bdm, ma il ricorso va accolto e altra questione sarà poi l’esecuzione dell’ordinanza, che non è scontato non possa anche fare riferimento ai beni sequestrati nell’ambito dell’inchiesta madre. 

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