Banca Marche. Bonifici, crediti scoperti e affitti stellari: respinte le richieste di parte civile

I difensori però respingono tutte le argomentazioni dell'accusa mentre vecchia e Nuova Banca Marche restano le uniche due parti civili in giudizio solo contro i due imprenditori

Un'udienza al tribunale di Ancona

Un giro di affari privati tra l’ex direttore generale della vecchia Banca Marche Massimo Bianconi e gli imprenditori Vittorio Casale e Davide Degennaro. Favori per cui l’ex dg concedeva prestiti bancari senza alcun tipo di garanzia alle aziende dei due privati che si davano da fare con vari favori come contropartita. Quali? Secondo le accuse mosse dalla Procura di Ancona, ci sono bonifici bancari attraverso società specchio, affitti stellari e un’appartamento a Roma. Mentre l’istituto di credito Banca delle Marche avrebbe subito un danno di 14.890,000 di euro. Tutto a vantaggio dei tre, imputati con l’accusa di corruzione tra privati nel processo partito al tribunale di Ancona di fronte al collegio presieduto dal giudice Giovanni Spinosa. Le stesse toghe che oggi hanno accolto le tesi della pubblica accusa, rigettando le richieste di costituzione di parte civile da parte di vari azionisti, obbligazionisti e della ditta “Italfinance”. Accolta dunque la tesi secondo la quale manca il nesso causale tra reati e danni. Collegamento presente semmai nel troncone gudiziario principale, quello del crac di Bdm fatto di 920 milioni di buco. Quella di oggi infatti è una filiazione dell’inchiesta madre sulla bancarotta fraudolenta di uno dei quattro istituti di credito salvati dal Governo, dichiarata insolvente il 15 marzo scorso. 

LE ACCUSE. I pm Andrea Laurino, Marco Pucilli e Serena Bizzarri hanno ipotizzato scambi di favori che seguivano due direttrici. La prima è quella Bianconi- Casale, per cui il primo induceva la banca a concedere credito al secondo in assenza totale di un qualcosa che attestasse la presenza di liquidità a copertura del prestito. Dal canto suo Bianconi aveva acquistato, tramite una sua società, un immobile in via Archimede ai Parioli di Roma per un valore di 7 milioni. Quel bene acquistato nel 2009 è stato poi preso in affitto da una società facente riferimento a Casali con un canone di 50mila euro al mese. Affitti versati non direttamente a Bianconi ma ad una sua società, con i quali di certo l’ex numero uno di Bdm pagava anche il mutuo dell’immobile. Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, alla fine di tutto “Bianconi ha ottenuto un vantaggio di circa 308.233 euro (pari alla differenza fra gli affitti e le rate del mutuo) mentre Banca Marche subiva un danno di 4.590.000 pari alle linee di credito concesse al gruppo Casale, le cui società ricevevano un vantaggio di 3.664.537, corrispondenti al credito ricevuto meno gli affitti pagati per la casa nella capitale. La seconda direttrice è quella Bianconi- Degennaro, per cui l’uomo più potente della vecchia Banca Marche concedeva prestiti in cambio di operazioni bancarie che Degennaro faceva transitare attraverso società fino ai conti correnti della moglie e della figlia di Bianconi. Alla fine quest’ultimo conseguiva un vantaggio di 3.590.000 e Degennaro un vantaggio quantificato in 3.690.000. Il tutto mentre dalla banca uscivano 10.300,000 euro. 

I difensori però respingono tutte le argomentazioni dell’accusa mentre vecchia e Nuova Banca Marche sono parti civili in giudizio solo contro i due imprenditori, per non sovrapporsi all’azione di responsabilità da 200 milioni di euro già avviata contro Bianconi. Uniche due parti civili, proprio alla luce della odierna decisione delle toghe doriche. 

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