Cronaca Centro storico / Piazza Roma

Baby gang, spaccio e furti: «Un fenomeno molto presente ad Ancona»

Ecco l'intervista al Procuratore Capo del Tribunale del Minori Giovanna Lebboroni, che affronta il tema delle baby gang che, ad Ancona, è molto presente e ha portato ad un'inchiesta importante sul territorio

Oramai è conclamato: ad Ancona spadroneggiano le baby gang che, se non destano ancora un allarme sociale, sono comunque un fenomeno presente ad Ancona e in forma decisamente evoluta. Lo dicono le carte della Procura dei Minori delle Marche, impegnata in un’indagine serrata per accertare le responsabilità di una banda di giovanissimi, tutti intorno ai 14 anni, che sono soliti frequentare piazza Roma e che si spostano per le vie della città dandosi ai furti, allo spaccio, al danneggiamento e ai pestaggi. Lo conferma lo stesso Procuratore Capo del Tribunale del Minori Giovanna Lebboroni che, in un’intervista, ha detto: «Non ci sono dati per dire che il fenomeno delle baby gang sia in aumento, ma di certo è un fenomeno molto presente ad Ancona». Il Numero 1 nella Procura minorile fa soprattutto riferimento ad un’inchiesta che ha portato alla luce una banda composta da anconetani, albanesi e domenicani, maschi e femmine, tutti in un’età che si aggira intorno ai 14 anni, quindi ai limiti dell’imputabilità. E’ questo l’identikit del branco che negli ultimi mesi ha seminato il panico per la città. Come? Furti nei negozi, atti vandalici nelle scuole e nei parchi, spaccio di droghe leggere e, in casi più eccezionali, anche di cocaina. «La procura non sottovaluterà questi episodi di microcriminalità - ha detto con fermezza la Lebboroni - Questi fatti danno una prognosi di pericolosità sociale su cui, se si agisce in tempo, si può lavorare per ricostruire e rieducare. Soprattutto dopo che accerteremo le responsabilità individuali di ognuno, l’ordinamento darà una risposta adeguata in un’ottica primaria che per noi, oltre alla punizione, prevede la rieducazione». 

Soprattutto grazie alle riprese delle videocamere sparse per la città, gli inquirenti hanno potuto osservare il gruppo all’azione, identificando così i giovani. Anche se ancora non vi è la certezza che si parli della stessa banda resasi responsabile del pestaggio in via Oberdan e degli atti vandalici alle scuole “Faiani”. Di sicuro si parla di delinquenti, ragazzi allo sbando senza punti di riferimento che possano guidarli in una condotta sociale corrette. «Nessuno, neppure uno psicologo o un sociologo può dire con certezza quanto una devianza sia determinata da una situazione di abbandono piuttosto che da maltrattamenti - prosegue la Lebboroni - Ma una cosa è certa: più il contesto familiare non è favorevole e più il rischio di devianza aumenta». Non è un caso che in questa baby gang su cui sta indagando, la Procura abbia ritrovato casi di ragazzi che, prima di essere aguzzini, sono stati vittime. Come il caso di un 14enne vittima di un caso di maltrattamenti in famiglia finito alla Procura di Ancona anni fa. E allora ecco come genitori poco presenti e una scuola che a volte abdica al proprio ruolo educativo possano contribuire allo smarrimento di chi poi, nel branco ritrova, anzi,crede di ritrovare se stesso.«Quello che stiamo vedendo è una conferma dell’importanza, in positivo e negativo, del fenomeno del gruppo in età adolescenziale - ha ribadito la Lebboroni - Ognuno da solo non avrebbe la forza o la possibilità di commettere certi atti, mentre in gruppo ci si sente deresponsabilizzati. Solo in rari casi, i reati vengono commessi singolarmente perché la quasi totalità dei reati vengono commessi in concorso, al di là del fenomeno più ampio della gang. La dinamica del gruppo può spingere il minore a passare all’atto e a commettere quella trasgressione che, altrimenti, non farebbe mai».

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