Armi per rapinare ragazzini: i baby bulli si pentono, tre eviteranno il carcere

Due millennial a processo, ma per gli altri il giudice ha accettato la messa alla prova: faranno volontariato per 18 mesi

foto d'archivio

Tre eviteranno il carcere grazie alla messa alla prova. Due, invece, andranno a processo (udienza il 12 dicembre) perché, secondo il giudice, non hanno mostrato alcun segno di ravvedimento né si sono resi disponibili alle sollecitazioni dei servizi sociali. E’ questo il destino dei 5 componenti della baby gang, all’epoca tutti minorenni che, tra la primavera e l’estate del 2016, terrorizzò il centro di Ancona, tra furti, rapine, risse e atti vandalici. Seminarono paura a tal punto che la questura fu costretta a ricorrere alle forze speciali del Reparto Mobile per riportare serenità in piazza Roma e dintorni.

Per tre di loro, assistiti dagli avvocati Roberta Di Martino, Michele Brisighelli e Angelica Popoviciu, il giudice del tribunale dei minori ha accettato la richiesta di messa alla prova: per 18 mesi parteciperanno a un progetto di educazione alla legalità e presteranno servizio in associazioni di volontariato e sportive, così eviteranno il carcere. I due loro amici rinviati a giudizio - un albanese e un serbo assistiti dagli avv. Alessandro Violoni e Andrea Bordoni - rischiano invece fino a 5 anni di detenzione, se verranno riconosciuti colpevoli della doppia rapina aggravata messa in atto con metodi squadristi la sera del 2 luglio 2016 quando il centro di Ancona era affollato di persone incollate davanti al maxischermo di piazza Roma per assistere a Italia-Germania, quarto di finale degli Europei. Approfittando della confusione e della frustrazione generale per l’eliminazione degli azzurri ai rigori, la gang di millennial, composta da 5 ragazzi all’epoca tutti minorenni e classe 2000 (un albanese, due romeni, un serbo e un colombiano) e da tre amici maggiorenni (che seguono un iter giudiziario a parte al tribunale ordinario) rapinarono in due circostanze ravvicinate, armati di tirapugni, coltello e un collo di bottiglia, 4 adolescenti.

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Uno di loro, considerato il leader del gruppo, avvicinò con una scusa in piazza Roma un 15enne («Ehi, ci stai provando con mia sorella?») e gli strappò dalle mani il cellulare. Poi con un complice lo trascinò sulle scalinate di via Zappata: insieme lo presero per la maglietta e, passandogli il tirapugni sul volto, gli sfilarono il portafogli con dentro 5 euro e con un calcio gli ordinarono di andarsene. Poco dopo, la coppia di bulli inseguì altre tre giovanissimi, costringendoli a seguirli da corso Mazzini al più riparato angolo tra via della Pescheria e via Buoncompagno: qui, ad attenderli, c’erano altri 6 componenti del branco. Tre facevano da palo per controllare che nessuno venisse a disturbarli, gli altri con calci, pugni e la minaccia di un coltello a serramanico e un collo di bottiglia costrinsero le vittime a consegnare portafogli (con pochissimo denaro) e cellulari. I residenti, allarmati dalle urla, chiamarono il 113. La polizia si fiondò all’inseguimento della gang: due dei tre maggiorenni (entrambi albanesi) furono acciuffati con le armi, mentre tentavano di disfarsene.  Agli altri si è arrivati grazie alle immagini della videosorveglianza e al racconto delle vittime, così terrorizzate che preferirono non sporgere denuncia per paura di ritorsioni: preziosi alcuni dettagli, come una canottiera nera, un cappellino da baseball e delle sneakers sgargianti che i bulletti indossavano in quella folle sera d’estate. 

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