«Sono donna di destra e vi spiego perché ho fatto il saluto fascista: non arretro di un passo»

Ha già consegnato 8 pagine di memoria in cui spiega le sue ragioni l'avvocatessa al centro della bufera per una foto che la ritrae mentre tende il braccio per un saluto fascista. Le stesse che le abbiamo chiesto di spiegare a noi di AnconaToday

Francesca Risito

Immortalata in una foto mentre fa il saluto romano, con una bambina in braccio. Lo ha fatto in occasione della commemorazione per la marcia su Roma avvenuta lo scorso 28 ottobre Francesca Risito, l’avvocatessa di Recanati e residente a Loreto. Ora il Consiglio regionale di Disciplina ha aperto un procedimento disciplinare nei sui confronti. Lei, la Risito, ha già consegnato 8 pagine di memoria in cui spiega le sue ragioni. Le stesse che le abbiamo chiesto di spiegare a noi di AnconaToday. 

Dunque perché andare a Predappio e fare il saluto fascista? «Io cavalco l’onda del pensiero filosofico fascista da sempre. Il mio approccio, il mio stile di vita si basa sui principi del primo Benito Mussolini, di quello descritto nei saggi di Renzo De Felice e di altri storici, tutt’altro che di destra, che lo definirono “uomo della provvidenza”. Mi riferisco al fenomeno del primo fascismo, a cui non potevo non aderire nelle idee politiche di patria, famiglia, disciplina, rigore. Valori da praticare in un’Italia che deve essere tutta uguale e dove tutti sono uguali. Per questo amo il fascio littorio: perché rappresenta l’unione, il principio per cui un singolo bastoncino da solo si spezza, se ce ne sono di più si resiste di più ma con il fascio non si spezza. Una società unita è difficile che si spezzi».

Dunque lei si ritiene fieramente fascista. «Io sono una donna di destra. Fascista nel senso più puro e politico del termine. Non ci sto a passare per violenta, razzista o antisemita o per quello che si cerca di rappresentare oggi con l’appellativo di “fascista”. Mussolini aveva amato donne ebree e nella ideologia del primo fascismo non c’era alcuna ipotesi razziale. Non sono nostalgica perché non ho nostalgia per un periodo che non ho vissuto, ma ho la consapevolezza degli studi e della storia, quella d’Italia, e non sputo sulle cose buone fatte per questo paese e di cui ancora oggi tutti godiamo». A cosa si riferisce? «Le leggi sulla pubblica sicurezza, il codice Rocco, i patti Lateranensi, il contributo alle madri, la tredicesima». Oggi si pente di aver mostrato il saluto fascista in pubblico? «Io la testa non la chinerò mai mai perché non mi privo di ciò che è legittimo». 

Lei parla di legittimità, ma in tanti, di fronte a questi episodi, invocano pene e sanzioni. «A queste persone io rispondo invitandole a munirsi di computer, andare su Wikipedia e leggere. Dopo che si sono informate e formate potranno parlare. Non si confonda la norma generale che è la legge Scelba, che persegue chiunque tenti di ricostruire il partito fascista, con la legge Mancino, che fa riferimento alla simbologia e l’apologia».

E non è forse un simbolo, anche potente, quel braccio teso? «Ma la Cassazione, insieme alla nostra Costituzione che prevede libertà di manifestazione, ha sdoganato il saluto romano quale attività lecita e consentita laddove contestuale all’interno di una commemorazione specifica. Certo che se vado in piazza a mezzogiorno gridando “ A noi” non è la stessa cosa, ma quella era la commemorazione della morte del duce. Insomma il gesto, per di più all’interno di una commemorazione, non integra fattispecie di reato».

Ma se fa il saluto romano come può pensare di non passare per una fanatica di ultradestra. «Ma non lo sono. La mattina mi alzo e la sera vado a dormire con un grande senso del dovere, non mi appartengono atteggiamenti folkloristici. Aderisco a dei principi, poi sono figlia del mio tempo e vado in discoteca o passo del tempo con i miei amici, ma sempre seguendo quei principi di moralità e disciplina che ho fatto miei». 

Eppure il suo Ordine professionale ha aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti. «Forse il Consiglio dell’ordine ha poco da fare perché, piuttosto, dovrebbe preoccuparsi di questioni importanti come organo di controllo: guardare agli avvocati dentro le udienze, il loro modo di vestirsi, il rispetto della deontologia e non abbandonarsi al nulla dopo aver recepito una lettera anonima. Anzi io vorrei proprio sapere chi è il mio delatore, lo invito a farsi avanti, a prendere un caffè con me e a discutere, senza insulti, di cultura e storia». Prenderebbe anche iniziative legali? «Lo farò sicuramente nei confronti di chi mi ha insultato sui social, verso colleghi che hanno fatto battute tipo “il botox gli ha annebbiato il cervello”. Ci vogliono denari per farsi il botulino, denari che ho perché lavoro». 

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Ma lei non crede che, sposare le idee del fascismo, sia in contraddizione con i principi che dovrebbero appartenere ad un avvocato che lavora in un sistema giustizia proprio di uno stato di diritto? «Ma l’avvocato è un libero professionista. Io non ho mai appartenuto a liste d’ufficio per non avere clienti che non mi sono scelta io. Non mi paga lo Stato, scelgo i miei clienti e se mi viene il cliente che mi dice di aver stuprato bambini o donne io gli dico di cercarsi un’altra persona perché non credo nelle sue ragioni. Io non ho padre avvocato e anche quando non avevo una lira, ho sempre scelto i miei clienti fedele ai miei ideali. Ho atteso che il mio modo di vivere pagasse, passando per il primo cliente che mi ha dato fiducia fino a farmi una posizione». Forse il prossimo anno meglio evitare di andare a Predappio però. «Io il prossimo anno tornerò a Predappio, sia per la morte di Mussolini, sia celebrare la marcia su Roma perché ne ho piena facoltà e legittimità». 

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