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Vigili urbani assenteisti, scattano 6 avvisi di garanzia

Il pm Paolo Gubinelli ha chiuso le indagini, notificando gli avvisi di garanzia per 6 indagati, tutti agenti di polizia Municipale accusati di aver approfittato della loro posizione per assentarsi dal posto di lavoro

Vigili urbani assenteisti. Il pm Paolo Gubinelli chiude le indagini e scattano gli avvisi di garanzia per tutti gli indagati. Sono M. M., ufficiale fregiato di encomio e considerato il dominus del giro di favori, A. T., agente semplice e molto vicino all’ufficiale, S. S. agente scelto, D. M. capitano, G. M. agente semplice e L. M. tenente. Per tutti l’accusa è di concorso in truffa, con l’aggravante della prevista dalla riforma Brunetta salvo che per S. S., accusato di aver solo truccato gli straordinari. Gli altri avrebbero messo in atto un sistema per far figurare l’ingresso in servizio quando, in realtà, sarebbero stati in giro come privati cittadini. Il classico caso di pubblici ufficiali, dipendenti comunali che si assentano dal posto di lavoro. 

Ad investigare sulle divise infedeli proprio i colleghi della p.g. della Polizia Municipale, guidati dal maggiore Marco Caglioti. Sono stati loro a scoprire come, nel periodo compreso tra l’aprile e il settembre 2014, al comando delle Palombare si fosse creato un vero e proprio giro di favori per potersi allontanare dal posto di lavoro, mentre qualcun altro provvedeva a smarcare il badge del vigile assenteista. Il giochetto era molto semplice. La mattina, un vigile arrivava puntuale e smarcava il suo cartellino e quello di un “collega amico” che, con tutta calma, arrivava diverse ore dopo. Il favore veniva ricambiato la sera, a fine turno, quando il vigile che si era assentato di mattina smarcava il cartellino dell’altro che, nel frattempo, era uscito prima. Non solo perché tutto ruotava intorno alla figura di M. M., in grado di mettere mano ai registri degli straordinari. Con quelli sarebbe stato in grado, non solo di assegnare missioni di straordinario agli amici che li chiedevano, ma avrebbe anche coperto chi, come l’agente S. S., quegli straordinari neppure le faceva. 

Da una parte M. M. e A. T. che si coprivano a vicenda e agivano sempre in tandem per ridurre le possibilità di destare sospetto. Dall’altra gli agenti, che non facevano altro che smarcare il cartellino in maniera indipendente per poi fare tutto tranne che lavorare. Ma alla fine gli investigatori li avrebbero incastrati con una serie di spycam piazzate proprio all’ingresso del comando, con la telecamera puntata sullo smarcatore. Le immagini sarebbero inequivocabili. E in poche settimane, l’inchiesta è stata chiusa.

L’ufficiale era stato arrestato in flagranza di reato quando, secondo gli inquirenti, sarebbe stato trovato a casa con nipotino poco essersi fatto smarcare il cartellino dal collega amico. Per lui si è aperto un secondo procedimento a parte. Già partito il processo pubblico. Alla prima udienza aveva testimoniato proprio il maggiore Caglioti che, riferendosi a M. M., aveva dichiarato: «Io in sei mesi ho avuto 60 ore di straordinario da gestire, mentre lui da solo ne ha presentate 110. E non parliamo solo di straordinari ma anche di recuperi».

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