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Martedì, 25 Giugno 2024
Cronaca

Vuole scendere da bus ma non c’è la fermata, passeggero spacca un vetro e strattona l’autista: condannato

Sei mesi per violenza a pubblico ufficiale ed interruzione di servizio ad un 35enne. Con un martello ha colpito il divisorio della cabina di guida

ANCONA - «Io devo scendere, ferma il bus». Così un passeggero pretendeva di fermarsi in un tratto dove la fermata dell’autobus non c’era e quando non è stato accontentato se l’è presa con l’autista che non aveva fatto la deviazione, all’Aspio. «Me lo dovevi dire prima», ha risposto il conducente. A quel punto il passeggero ha perso la ragione. Preso un martello frangivetro, di quelli presenti a bordo dei mezzi pubblici per rompere i finestrini in caso di emergenza, ha colpito il divisorio della cabina di guida mandandolo in frantumi. Poi ha strattonato l’autista per un braccio intimandolo di tornare indietro. Alla fine l’autobus si è dovuto fermare e sono arrivati i carabinieri che hanno denunciato il passeggero per violenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e danneggiamento. La vicenda risale al 29 novembre del 2019, e ieri in tribunale è stato condannato il passeggero, 35 anni, anconetano, a sei mesi di reclusione. La giudice Antonella Passalacqua ha riconosciuto solo due reati, la violenza a pubblico ufficiale e l’interruzione di pubblico servizio. Per il danneggiamento non luogo a procedere perché il passeggero ha risarcito e Conerobus ha rimesso la querela. 

Il 35enne era salito alla stazione di Ancona, su una linea extraurbana Conerobus che copre la tratta Ancona-Osimo. Altre volte era successo che l’autista aveva effettuato la deviazione per farlo scendere all’Aspio. Quel giorno no, non lo aveva chiesto prima o forse c’erano stati degli screzi pregressi. Dopo l’aggressione il dipendente Conerobus aveva chiamato i carabinieri e aveva tenuto chiuso le porte del bus che sono state riaperte solo all'arrivo dei militari. Difeso dall'avvocato Antonella Devoli, il 35enne ha risarcito i danni a Conerobus per 3mila euro, inizialmente parte civile con l'avvocato Marco Micucci, che ne chiedeva quasi 7mila per i costi affrontati tra la riparazione e il fermo del mezzo. Dopo le remissione di querela l’azienda è uscita dal processo che è proseguito solo per i reati procedibili d’ufficio.

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