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Vescovo Angelo Spina

Vescovo Angelo Spina

Gli auguri di Natale del vescovo Spina al sindaco Mancinelli e dipendenti del Comune

Spina, ha inviato al sindaco di Ancona, autorità e dipendenti comunali un video messaggio augurale

Data l’impossibilità di svolgere come ogni anno, nei giorni precedenti il Natale, una riflessione in presenza nella sede municipale, l’Arcivescovo di Ancona-Osimo, mons. Spina, ha inviato al sindaco di Ancona, autorità e dipendenti comunali un video messaggio augurale:

«Cari amici, signora sindaca di Ancona, Presidente del consiglio comunale, assessori, consiglieri e dipendenti comunali tutti, giunga a voi il mio affettuoso saluto, unito agli auguri natalizi. Quest’anno la pandemia non ci dà la possibilità di vederci e di scambiarci gli auguri all’interno dell’aula consiliare del comune, come è ormai consolidata tradizione.  Ringrazio per avermi dato la possibilità di raggiungervi con questo videomessaggio. Quando la pandemia blocca le strade, i sentieri della vita, i contatti con le persone; quando crea smarrimento, ansia e dubbi, dove andare? Per il Natale che viene, andiamo a Betlemme, dove Dio è nato e nasce ancora. Andiamo dove il Dio che nasce porta una umanità nuova: l’umanità che ha come fondamento supremo il comandamento dell’amore, che sorride alla vita, perdona le offese, spezza il pane con l’affamato, che si prende cura di ogni persona. La via di Betlemme è ostruita da tanti detriti che sfigurano la nostra umanità. Li conosciamo bene. Sono l’orgoglio, la vanità, l’egoismo, l’indifferenza, le violenze. Ci sono  anche i segni di una sorta di inaridimento degli animi, un lasciarsi travolgere dal diluvio di aggiornamenti, di fatti di cronaca, di rivelazioni scandalose, di strategie del malumore, di logoranti battibecchi. Questi sintomi ci fanno capire  che, oggi più che mai, è necessario andare a Betlemme perché c’è una “emergenza spirituale”, per non rinunciare alla speranza. Per non lasciare la terra incolta ma a predisporla per la semina. L’emergenza spirituale non ci porta a rinunciare, ma a farci avanti tutti insieme. Ci ha ricordato Papa Francesco nella Enciclica Fratelli tutti: «Il “si salvi chi può” si tradurrà rapidamente nel “tutti contro tutti”, e questo sarà peggio di una pandemia. Mentre occorre ricordare che “siamo tutti sulla stessa barca”, “siamo tutti fratelli”. Il Comune è la casa di tutti, è la casa del popolo. Rivolgo un particolare elogio a tutti voi, cari amici, vi ringrazio e incoraggio perché in questo tempo di pandemia nessuno è scappato via, ma siete rimasti ai vostri posti, ognuno con dedizione e le proprie competenze, in prima fila, per mandare avanti la nostra bella città di Ancona, facendo ognuno la sua parte nel proprio ambito e non scaricando le responsabilità, affrontando fatiche più logoranti del solito. Questo ha permesso, con tutti i limiti che non possono venire nascosti,  di non arrendersi, di  non fermarsi,  di mandare avanti la città. Dietro ogni cosa che funziona c’è la consapevolezza  e la dedizione di stare al proprio posto e di fare bene il bene, non pretendendo di fare notizia, non cercando occasioni per esibirsi in pubblico, non aspettando riconoscimenti, ma stando al proprio posto con responsabilità. La vita ha potuto continuare perché la solidarietà si è rivelata più normale e abituale dell’egoismo, il senso del dovere si è rivelato più convincente del capriccio, la compassione si è rivelata più profondamente radicata dell’indifferenza, Dio si è rivelato più vero dell’“io”, la famiglia, prima cellula della società, ha giocato un ruolo fondamentale. E’ importante allora  lavorare insieme, solo così si raggiungono risultati positivi per l’intera società. Solo facendo alleanza tra le istituzioni si può risvegliare l’umano facendo un doveroso passaggio, dalle categorie ai volti. Il mettersi ad ascoltare l’altro, caratteristico di un incontro umano, è un paradigma di un  atteggiamento accogliente, di chi supera il ripiegamento su se stesso e accoglie l’altro, gli presta attenzione, gli fa spazio nella propria cerchia. Quando l’attenzione si pone sui volti delle persone allora si cammina nella direzione giusta. Le città e il vivere civile non si aggiustano solo perché ci sono i regolamenti o i procedimenti, ma perché ciascuno ci mette del suo guardando il volto dell’altro con umiltà, speranza e alleanza. Questo ha fatto Dio con noi venendo nel suo Natale e, se lo accogliamo, le nostre città saranno sempre più umane. Andiamo anche quest’anno a Betlemme e nel nostro tempo segnato da tanta sofferenza e disorientamento, troveremo la luce vera che illumina ogni uomo, accogliamo Cristo, il Verbo fatto carne. Se abbiamo un po’ di orgoglio buttiamolo via e saremo felici. Se abbiamo un po’ di egoismo mettiamolo sotto i piedi; sperimenteremo la gioia dell’amore che è esperienza di Dio. Proviamo ad accogliere il Dio Bambino, proviamo ad uscire dall’orgoglio e dall’egoismo e sentiremo il canto degli angeli e proveremo la gioia di Maria, di Giuseppe, dei pastori, dei magi, di quanti si sono recati a Betlemme e hanno ripreso il cammino nella notte, con gioia e speranza. Ci sentiremo fratelli e sorelle sulla stessa barca. E’ il Natale vero, quello di Betlemme. Il Natale della speranza, di Dio con noi, il Natale cristiano, di amore e di pace. E’ Natale, se ogni mattina, alzandoci ringraziamo il buon Dio che si è fatto a noi vicino, e senza sbuffare, senza lamentarci, ci mettiamo all’opera dicendo: tocca a me, tocca a noi far funzionare la città nelle sue molteplici complessità come quella sanitaria, scolastica, lavorativa, dei trasporti, delle aziende, del lavoro, della cultura, e potremmo continuare, e dire, con rinnovata speranza: “tocca a me, tocca a noi”. Il Bambino di Betlemme, nascendo povero e umile, questo ci insegna e  porta a tutti l’amore di Dio che, in questa emergenza pandemica e spirituale che stimo vivendo, è essenziale e necessario. A tutti voi, alle vostre famiglie,  auguro Buon Natale e un sereno Anno Nuovo».

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