Jesi, lei lo denuncia per stalking e poi ci va in vacanza: assolto

Non uno stalker dunque. Ma violento sì perché comunque il giovane giovane stato condannato ad 1 anno e 1 mese per lesioni e due violazioni di domicilio

JESI. Era finito a processo per stalking nei confronti della sua ex. Assolto. Lo ha deciso ieri il giudice, che ha letto la sentenza di assoluzione per P. C. L., 30enne jesino conosciuto per aver giocato come portiere in varie squadre di calcio come l’Ankon Dorica, Usap Agugliano e il Poggio San Marcello. Il giovane, difeso dall’avvocato Francesca Petruzzo (in foto), è però stato condannato a 1 anno e 1 mese per lesioni e violazione di domicilio. 

Secondo l’accusa l’imputato non sopportava di esser stato lasciato e per convincere la sua ossessione a tornare da lui avrebbe fatto di tutto: insulti di ogni genere, minacce di morte e botte. «Ma tutto questo era nulla in confronto ai mesi dopo quando mia figlia dormiva ogni sera come me o con un’amica. Avevamo paura» aveva testimoniato la madre di lei a maggio scorso. Sì, paura. Dello stesso ragazzo con cui la figlia é però partita per una gita a Milano e Forte dei Marmi. Quando? A fine novembre, nonostante  denunciato un mese prima. Vacanza d’amore certificata dalle indagine della difesa, che hanno trovato non solo la testimonianza di un albergatore, ma anche foto e messaggi Whatsapp in cui lei si dimostrava entusiasta della fuga romantica. Francesca Petruzzo-2

Resta però la condanna per due violazioni di domicilio. La prima il 22 settembre 2013, quando lui le aveva fatto una posta sotto casa e quando l’ha vista, prima l’ha costretta a farlo entrare in casa sua e poi il litigio è finito in violenza. Lui l’avrebbe picchiata fino a darle un morso. La seconda violazione di domicilio riguarda il 13 novembre 2013, quando lei stava rientrando in casa con un’amica e se lo è ritrovato lì, in casa sua, come un fantasma capace di seguirla ovunque. Poi ci sono anche le lesioni perché lui, al di là di presunte occasioni in cui avrebbe usato le mani, ha anche ammesso in udienza quella volta in cui, in preda ad un raptus di gelosia, l’aveva morsa ad un braccio. 

Ma l’accusa di stalking, la più pesante, è caduta. Verosimilmente il giudice ha dato ragione alla difesa dell’avvocato Petruzzo che, più di una volta, ha spiegato come la vittima, nonostante la paura per l’imputato, non ha mai smesso di frequentarlo. «Io uscivo da allenamento e le scrivevo di preparare il ghiaccio perché mi ero fatto male. Lei mi cercava e rispondeva con affetto dicendo che dovevo preparare la pancia perché aveva preparato la cena» aveva testimoniato il portiere riferendosi a novembre e dicembre 2013.

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