rotate-mobile
Cronaca

Battaglia legale per il ponte della discordia, assolto l'imprenditore Sandro Baldini

Prima era stato accusato di furto, poi di attentato alla sicurezza dei trasporti. Tutto per dei new-jersey rimossi che impedivano il passaggio dei camion diretti alla sua attività. Per la giudice Francesca Pizii «il fatto non sussiste»

ANCONA – Anni di battaglie per la chiusura del passaggio ai camion dell'unico ponte che collegava la strada alla sua azienda, il ponte 166. Il motivo? Per una circolare ministeriale la massima portata del cavalcavia, lungo la direttissima del Conero, che attraversa l'autostrada, nel comune di Camerano, era di 12 tonnellate. I camion che passavano carichi di materiale, per raggiungere la ditta di Sandro Baldini, 63 anni, titolare della Conero Frantumazioni, un'azienda specializzata a trattare le macerie derivanti da lavori di edilizia, pesavamo molto di più quindi Autostrade per l'Italia prima aveva messo una segnaletica verticale che indicava il divieto di passare sul ponte ai mezzi superiori alle 12 tonnellate di peso. Poi aveva fatto mettere dei new-jersey per stringere il passaggio perché i camion diretti alla ditta Baldini continuavano a passare essendo quello l'unico passaggio possibile. Ad inguaiare l'azienda era stata una lettera anonima, spedita il 17 aprile del 2017, meno di un mese dopo la tragedia del ponte crollato in A14, il 167, proprio in quel tratto autostradale, costato la vita ad una coppia della provincia di Ascoli Piceno. Informava Autostrade per l'Italia che i camion passavano sul ponte a loro vietato e aveva allegato tanto di foto.

L'imprenditore Baldini aveva rimosso quelle barriere perché erano state messe sul suo terreno privato. Fu accusato di furto e la procura fece sequestrare i new-jersey. Ricorso al tribunale del Riesame Baldini vinse e ottenne il dissequestro. La procura cambiò l'imputazione nei suoi confronti, non più furto ma attentato alla sicurezza dei trasporti. Difeso dall'avvocato Roberto Regni l'imprenditore ha affrontato un processo che si è concluso questa mattina. Stando alla difesa quelle 12 tonnellate erano il limite del collaudo non della portata effettiva del ponte. Dopo la tragedia del ponte vicino, crollato il 9 marzo del 2017, nessuno in quel periodo si era più preso la responsabilità di verificare con prove tecniche sul posto la portata di peso del ponte. La giudice Francesca Pizii ha assolto l'imputato «perché il fatto non sussiste». Autostrade per l'Italia era parte civile con l'avvocato Massimiliano Belli. Il ponte di Baldini negli anni è stato teatro di manifestazioni di protesta da parte dell'azienda e dei suoi dipendenti che rischiavano il lavoro. Attualmente la ditta può contare su una strada che è stata ricavata passando in un terreno privato che ha concesso il passaggio. A breve è anche previsto il cambio del ponte discusso con uno nuovo, alla portata anche dei camion diretti alla Baldini. Se ne riparlerà per dopo Pasqua. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Battaglia legale per il ponte della discordia, assolto l'imprenditore Sandro Baldini

AnconaToday è in caricamento