Assalto al portavalori, i banditi avevano auto blu, palette e lampeggianti stile Polizia 

La Polizia di Ancona sta cercando un commando di uomini formato da 6, forse anche 8 o 10 persone. E secondo quanto raccontato da un testimone, almeno uno dei banditi avrebbe palesato un accento del Sud Italia

Il momento dell'assalto

L’inferno scatenato mercoledì in A14 è frutto di una collaudata azione militare messa in atto da un commando formato da 8 persone. Banditi professionisti capaci di progettare l’assalto ad un blindato portavalori e alla relativa auto di scorta spostandosi su auto blu, con tanto di lampeggianti e palette in stile Polizia. E mentre i malviventi si preparavano all’azione, poco prima delle 18:05, alcuni automobilisti potrebbero averli incrociati pensando alle auto di qualche famoso politico. Invece lì dentro c’era un commando di rapinatori armati di kalashnikov pronti a tutto. Almeno 4 di loro sarebbero italiani con un palese accento del Sud Italia. Le indagini per risalire all’identità della banda armata sono in atto, dirette dal capo della Squadra Mobile di Ancona Virgilio Russo (in foto), che ha imposto blocchi e pattugliamenti in tutta la Regione. L'avttività investigativa viene coordinata dal Procuratore Capo di Ancona Irene Bilotta.

LA DINAMICA. I banditi si sono spostati su 3 auto: una Lancia Delta, una Chrysler nera e una Bmw XFive. Erano divisi in 2 gruppi. Il primo, formato da 4 persone, è entrato in azione alle 18:00 in punto quando, a bordo della Lancia Delta, si è fermato al chilometro 240 della A14 in direzione sud. I 4 hanno atteso il passaggio del blindato per poi scendere. Mentre uno alzava la paletta come a simulare un posto di blocco, l’altro lanciava i chiodi a 4 punte a terra, costringendo gli automobilisti a fermarsi, nel caos più totale. Tra questi anche un autotrasportatore a bordo di un’autocisterna, costretto dai banditi a mettersi di traverso. Il Virgilio Russo-2primo blocco era formato. Contemporaneamente, 500 metri più a sud c'era l’altra parte della gang: altre 3 persone a bordo della Chrysler e Bmw. Attendevano armati. Pochi secondi dopo infatti il portavalori, insieme all’auto di scorta, se li sono trovati davanti. Guanti, tute nere in stile corpi speciali e coperti da passamontagna. Impossibile vedere un centimetro del loro corpo. Il caos è diventato un inferno di piombo. I banditi hanno lanciato altri chiodi e sparato in direzione del blindato, colpendo il motore e le gomme. Uomini senza scrupoli, che hanno scaricato i loro fucili mitragliatori anche contro il vetro dell'auto di scorta che, per fortuna, era antiproiettile. Intanto un altro malvivente si impossessava di un secondo tir abbandonato a lato della carregggiata da un camionista passato al primo check point. Anche quello messo di traverso. Il secondo blocco era fatto. A quel punto il blindato portavalori della Fitist e l’auto di scorta si sono trovati in trappola, sotto la minaccia delle armi da fuoco puntante, insieme ad alcuni automobilisti terrorizzati dalla scena che gli si parava davanti. Una morsa in cui i rapinatori hanno potuto operare mentre le guardie giurate, come da protocollo, si chinavano a fianco del sedile senza aprire le loro portiere. Due della banda sono saliti sul tetto del blindato, forzandolo con una grossa mola, prendendo diversi sacchi e due cassette porta valori. 

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LA FUGA. Pochi minuti e il colpo era fatto. I malviventi hanno poi dato fuoco alle loro auto e sono fuggiti per le campagne con un bottino di poco meno di 5 milioni di euro. Ma come avrebbero fatto a portare via le cassette di metallo con il denaro a piedi? E' inverosimile. L'ipotesi investigativa più accreditata è che mentre 3 banditi sono fuggiti a piedi tagliando la corsia direzione Nord, dove avrebbero buttato altri chiodi a 4 punte, gli altri sarebbero fuggiti in macchina uscendo al primo, forse al secondo casello più a sud disponibile. Di tempo, ne avrebbero avuto. 

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