Difende suo figlio, mamma nel mirino dei baby stalker: «Ci sono bastonate anche per te»

C’è stato un episodio in cui i giovani indagati sono anche riusciti a mettere in fuga la madre di una delle loro vittime. La sua colpa? Aver osato difendere il figlio

Foto di repertorio

Non si fermavano davanti a nulla i baby stalker arrestati dalla Squadra Mobile di Ancona, neppure di fronte ad uno degli istinti più naturali per una madre: quello di difendere suo figlio dalla violenza del branco. Infatti secondo quanto ricostruito dalla Procura per i Minori delle Marche, nei mesi di indagine, da dicembre 2019 al luglio scorso, c’è stato un episodio in cui i giovani indagati sono anche riusciti a mettere in fuga la mamma di una delle loro vittime. La sua colpa? Aver osato frapporsi fra il figlio vessato e il gruppo di violenti. Il loro scopo, come raccontato anche dalla numero 1 della Procura minorile Giovanna Lebboroni, era sempre quello di rimarcare la loro predominanza territoriale. Per fare questo era necessario che i loro bersagli non avessero mai scampo e poco importava che fossero insieme ad un genitore.

Anche una mamma costretta alla fuga

E’ successo tutto nel dicembre del 2019 quando il gruppo di baby stalker aveva incontrato per strada una delle loro 8 vittime. Mentre la mamma della vittima stava guardando una vetrina delle vie del centro dorico, il gruppo si è avvicinato al loro coetaneo. Subito la donna, accortasi della situazione, ha intimato il gruppetto di lasciare stare suo figlio e così è partita una mitragliata di insulti (molti anche di stampo sessista) e minacce: «Vieni qui che ti spacchiamo la faccia»; «Le vuoi anche tu le bastonate? Ce ne sono anche per te» ; «Ti buttiamo nella tazza del water». Così, dopo aver terrorizzato anche la donna, hanno costretto entrambi alla fuga. 

Il terrore anche sul bus e nella scuola 

Non si fermavano davanti a nulla, neppure di fronte alle figure adulte che, in un minorenne, avrebbero dovuto incutere maggiore autorevolezza. E invece niente. Altrimenti non si sarebbero potuti permettere di spadroneggiare su un autobus, come quando, di fronte al rifiuto di un ragazzo di chiudere una telefonata, gli hanno fatto vedere il tirapugni dicendo: «Non ti devi permettere di rivolgerti a me in questo modo perché noi ti stacchiamo la testa». Nessuna remora neppure dentro la scuola dove, sempre secondo quanto ricostruito dalla polizia, avvenivano violenze di ogni genere. In un caso, avrebbero bloccato una delle loro vittime, sempre giovani particolarmente fragili, sia fisicamente che emotivamente, gli hanno rotto gli occhiali e poi gli hanno chiesto di dar loro tutti i soldi che aveva. Pochi euro. Ma non erano i soldi a contare. Tanto che, in circa un anno e mezzo di episodi ricostruiti dalla polizia, il totale della cifra estorta ammonta a poche centinaia di euro. Per il branco era una questione di principio: dimostrare a tutti che lì comandavano loro, che dovunque quei ragazzi avessero incontrato i loro aguzzini, fosse per strada, a scuola o su un mezzo pubblico, si sarebbero dovuti sottomettere all'autorità di questi ultimi. Quella che alla fine si è scontrata con l’autorità di un giudice che, accogliendo la richiesta del pm, ha emesso un’ordinanza per la restrizione in carcere.

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