Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Area Marina Protetta del Conero, il Comitato TAG Costa Mare scrive alla Regione

«Le idee in merito non sono per nulla chiare ed univoche - afferma il Comitato TAG Costa Mare attraverso il suo portavoce Luigi Silenzi - ed è palese l’ostracismo di alcune amministrazioni comunali»

ANCONA - È arrivato alla fine il tanto temuto “out out” del Ministero in merito alla futura creazione dell’area marina protetta del Monte Conero; dopo anni di incontri, consultazioni, e tentennamenti, ora Roma chiede a tutti gli organismi interessati una risposta definitiva entro e non oltre il 20 novembre. «Le idee in merito non sono per nulla chiare ed univoche - afferma il Comitato TAG Costa Mare attraverso il suo portavoce Luigi Silenzi - ed è palese l’ostracismo di alcune amministrazioni comunali direttamente coinvolte ed è per questo che il Comitato TAG Costa Mare scrive al Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e al Consiglio della Regione Marche».

«Il TAG Costa Mare –“ Comitato Torri A Guardia della Costa e del Mare Adriatico", che raggruppa tutte le associazioni di protezione ambientale, di maggiore rilevanza nazionale e regionale sui temi della salvaguardia degli ambienti marini (Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Marevivo, Marche Rifiuti Zero, Associazione Ornitologi Marchigiani, Slow Food, Società Operaia “G.Garibaldi”, WWF), non ritiene che tale proposta di creazione della AMP del Conero possa andare persa. È necessario che tale proposta ministeriale sia accettata e promossa senza indugio, visto che l’unica via per la salvaguardia ambientale oramai passa per un riconoscimento ufficiale di una superficie di mare di fronte al Monte Conero sufficientemente ampia perché tutti possano ottenere un concreto quanto immediato beneficio. È prassi consolidata quella in cui, aree protette hanno visto elevarsi standard qualitativi a livello turistico, paesaggistico e produttivo. Dati riportati nel sito del Ministero dell’ambiente e nelle pubblicazioni scientifiche più autorevoli, raccontano di incrementi di biomassa di pescato, e quindi di introiti per i pescatori, dovuti proprio alla maggiore tutela e controllo delle risorse ittiche, nonché miglioramenti dell’economia turistica legati alla differenziazione delle attività. Nelle aree marine protette, in tuta Italia, sono state istituite ulteriori attività di carattere economico in vari settori, si pensi ad esempio allo snorkeling naturalistico, al whale-watching, alla pesca turismo ed ittiturismo. Tutte le AMP italiane hanno di fatto incrementato l’“appeal” turistico, laddove i numeri non facevano neanche immaginare o presagire benefici così alti. Nelle zone in cui sono state istituite, sono divenute una sorta di moltiplicatore socio economico decisamente importante. L’istituzione di una AMP non deve essere quindi vista ed intesa come un ostacolo alla crescita produttiva, bensì come un facilitatore di risorse. È giusto quindi intraprendere una scelta di questo tipo, coraggiosa e sicuramente difficile, visti i tempi che corrono, ma è tempo di andare oltre, di studiare e programmare il futuro territoriale e gestionale di questo angolo di Adriatico così peculiare e naturalisticamente interessante. Nel rispetto degli indirizzi nazionali ed internazionali che da tempo attendono le decisioni degli Enti Locali. L’appello è, quindi, alla Regione ed ai Comuni interessati per una risposta positiva alle richieste del Ministero dell’Ambiente».

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