Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca Centro storico / Corso Giuseppe Mazzini

Corso Mazzini: appartamento (in subaffitto) a luci rosse, coppia davanti al giudice

Avevano subaffittato il loro appartamento, poi la Polizia li ha informati che nel locale i due inquilini svolgevano una fiorentissima attività di prostituzione, con un via vai di clienti a tutte le ore del giorno e della notte

Avevano subaffittato il loro appartamento in pieno centro ad Ancona ad un 41enne trans brasiliano, senza (ovviamente) nulla eccepire alla sessualità dell’inquilino. Quello che non sapevano, però, è che “Veronica” (questo il nome d’arte) in quell’appartamento avrebbe esercitato la prostituzione assieme ad un altro transessuale, di 26 anni, cosa che avrebbe portato su di loro i sospetti di sfruttamento.

 A finire – loro malgrado – in questa intricata vicenda processuale, che ha visto la sua conclusione mercoledì (e, diciamolo subito, riconoscendo la loro innocenza) un uomo (fabrianese) ed una donna (anconetana), entrambi 50enni, che avevano ottenuto un appartamento nel centralissimo corso Mazzini ad un vantaggioso canone di 300 euro. Dovendo poi trasferirsi per lavoro a Fabriano, erano riusciti a subaffittarlo a 500 euro: la scelta era ricaduta sul cittadino brasiliano transessuale, che aveva detto loro di lavorare come barista.

La coppia si era poi spostata a Fabriano e non aveva avuto sentore di nessun problema fino a quando, a luglio dello scorso anno, la Polizia non li ha informati che nel loro locale i due inquilini svolgevano una fiorentissima attività di prostituzione, con un via vai di clienti a tutte le ore del giorno e della notte, tanto da scatenare il malcontento dei  vicini di casa e l’intervento delle forze dell’ordine.

L’attività di prostituzione in sé non costituisce reato, ma se la casa in cui si svolge non è di proprietà c’è sempre il rischio che chi la concede in affitto riceva in qualche modo un beneficio economico da tale attività, rientrando dunque nell’ambito dello sfruttamento (che invece è illegale). Ecco finire così la coppia davanti al giudice Paolo Giombetti, il quale però ha riconosciuto la loro buona fede e li ha assolti perché il fatto non sussiste.

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