Cronaca

Aria irrespirabile, sindacati in rivolta e in piazza scatta mobilitazione popolare

I sindacati chiedono la testa dei vertici aziendali e i cittadini si danno appuntamento per una manifestazione pacifica in nome della sicurezza. L'Api: «Abbiamo sempre informato»

La raffineria Api

I sindacati chiedono la testa dei vertici Api e i cittadini scendono in piazza per gridare la propria rabbia verso la raffineria in nome della sicurezza. L’appuntamento è per le 15 di sabato 28 aprile in piazza Mazzini ed è stato convocato durante l’assemblea dei cittadini di giovedì scorso. Manifestazione che, si legge in una nota firmata dai comitati Ondaverde e Mal’Aria: “ha criticato pesantemente la gestione, da parte delle istituzioni, dell’incidente e delle conseguenti esalazioni di benzene che hanno ammorbato la città fino al 18 aprile e che a oggi non sono ancora cessate del tutto”. Sarà una manifestazione pacifica che seguirà di un giorno lo sciopero dei lavoratori della stessa raffineria a cui i comitati esprimono solidarietà. 

Fiordelmondo (Uiltec Uil): «Rimuovere i responsabili»

Andrea Fiordelmondo, segretario regionale Uiltec Uil interviene sulla proposta lanciata in assemblea da Roberto Cenci (rappresentante di Ondaverde) su una marcia comune di cittadini e lavoratori: «È sempre apprezzabile che tutti cerchino di perseguire la sicurezza. Spesso però, non Cenci ma gli attivisti che lui rappresenta, vogliono la chiusura dell'Api. La manifestazione del 28? Io rappresento la Uil, difendo il lavoro e la sicurezza ma non vogliamo dare consenso all'una o all'altra parte politica». Poi usa parole dure sui vertici aziendali: «Api se condotta nella giusta maniera è un'opportunità per questo territorio e chi si è reso responsabile di quanto avvenuto deve essere rimosso. Le procedure ci sono, le regole pure e queste vanno rispettate, c’è stata una sottovalutazione grave, anche una persona inesperta avrebbe capito il rischio» prosegue Fiordelmondo, che ritiene il “no” al rinnovo dell’Aia annunciato dalla giunta Brandoni «un errore dettato dall'emotività del momento. Occorre guardare la storia di questo stabilimento e cosa può fare in futuro senza farsi influenzare da ciò che è accaduto. Non ci fossero state le elezioni non ci sarebbe stato tutto questo accanimento né da una parte, né dall'altra». Il dirigente sindacale denuncia anche una carenza di comunicazione dall’azienda verso l’esterno: «Mettere nelle condizioni gli enti di intervenire significa tutelare il territorio. Un territorio sul quale i dirigenti devono tornare a vivere per avere il polso costante della situazione, degli umori. Un tempo era così, oggi vivono tutti fuori Falconara». 

L’Api: «Informazioni costanti e nessun rischio»

Di diverso avviso l’Api che, annunciando l’avvenuta risoluzione dell’emergenza e il continuo monitoraggio della situazione, ribadisce di aver “comunicato immediatamente l’accaduto alle Autorità, aprendo il sito a ogni forma di ispezione. Con cadenza più che giornaliera è stata fornita ogni informazione rilevante sugli avvenimenti in corso sia nei Tavoli Tecnici sia attraverso comunicazioni ufficiali che la Raffineria ha fornito ai cittadini, quasi sempre tramite il sito del Comune di Falconara”. L’Api descrive nella nota stampa anche le procedure utilizzate per la soluzione del problema: dalle pompe a membrana antideflagranti al “monitoraggio in continuo della presenza di eventuali gas infiammabili e di sostanze tossiche tramite gas detectors portatili”. I tecnici hanno usato anche dello schiumogeno antincendio biodegradabile, a scopo precauzionale, e idrogetti per la pulizia del tetto del serbatoio. Il petrolio è stato definitivamente eliminato dal tetto del serbatoio alle 20.50 di martedì 17 aprile. “Nessun lavoratore è stato esposto a rischi rilevanti prima, durante o dopo la soluzione dell’episodio- prosegue l’azienda- nessun limite di emissioni potenzialmente dannose per l’ambiente è stato superato: i valori di benzene registrati dalle centraline ARPAM sono sempre stati ampiamente al di sotto delle soglie previste dalla normativa e dai valori riconosciuti come potenzialmente pericolosi per la salute umana. Non sono mai stati toccati livelli di concentrazione di inquinanti tali da pregiudicare la salute dei concittadini di Falconara, come certificato anche dalla relazione dell’ultimo Tavolo Tecnico composto da Prefettura di Ancona, Protezione civile, Comune di Falconara, Arpam, ASUR e Vigili del Fuoco”. 
 

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