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foto di repertorio

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Si fingevano carabinieri e chiedevano soldi agli anziani, in manette i fratelli della truffa

Telefonavano a ignari anziani spacciandosi per carabinieri o avvocati chiedendo soldi per la riparazione di un danno, in realtà mai subìto, da un parente. Ogni telefonata fruttava anche 10 mila euro

Telefonavano a ignari anziani spacciandosi per carabinieri o avvocati chiedendo soldi o monili per la riparazione di un danno, in realtà mai subìto, da una terza persona. Il passo successivo era mandare un complice a casa dei malcapitati per riscuotere la somma.

Il raggiro, orchestrato da due fratelli napoletani di 32 e 36 anni, è stato scoperto dai carabinieri di Osimo. I due, finiti in manette con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione e alla truffa continuata aggravata, hanno messo a segno cinque colpi tra il 14 e il 28 marzo scorsi e ben 20 nel centro-nord Italia in soli 15 giorni. Il terzo complice è in corso di identificazione. Nelle Marche le città “visitate” sono state Ancona, Jesi, Numana, Sirolo e Loreto e una singola truffa poteva fruttare anche 10 mila euro. Il ricavato veniva reinvestito in bonifici postali o nei Compro Oro.

Il modus operandi e le scuse utilizzate

Il trio si muoveva con macchine noleggiate e ricorreva a schede sim sempre diverse. Arrivava dalla Campania e alloggiava in un albergo della città prescelta. Poi passava alla telefonata via cellulare. Tra le circostanze immaginate dai truffatori per ingannare l’anziano c’era l’ormai classico incidente stradale. Tra le intercettazioni dei carabinieri infatti compare un dialogo in cui uno dei due napoletani, spacciandosi per un maresciallo dei carabinieri di Ancona, raccontava all’anziano di un sinistro che aveva visto coinvolto un parente del malcapitato: “Non si allarmi, la chiamo perché suo nipote è rimasto coinvolto in un incidente stradale. Sta bene, ma l’abbiamo trattenuto in caserma. CI sarebbe da pagare una somma per risarcire il danno e farlo tornare a casa senza problemi giudiziari”. Per rendere più credibile il raggiro i truffatori facevano in modo di spingere l’interlocutore il nome del familiare per poi confermarlo con un “Si, proprio lui!”. L’altro passo era farsi rivelare l’indirizzo dove riscuotere il denaro, a quel punto bastava chiacchierare ancora a lungo per tenere la linea telefonica dell’anziano occupata mentre il complice si recava nell’abitazione per prendere i soldi. Alla fine delle operazioni tornavano in Campania per reinvestire il denaro.
 

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