Delitto di via Crivelli, Antonio dal carcere: «Ora realizzo che mi ha istigato lei»

Si potrà forse fare più luce sulla vicenda nell’incidente probatorio fissato per giovedì 21 gennaio, quando il Procuratore Capo del tribunale per i Minorenni Giovanna Lebboroni ascolterà Antonio Tagliata

Antonio Tagliata

«Solo ora ho realizzato di essere stato istigato da lei». Sono queste le parole dette al suo avvocato da Antonio Tagliata, il killer di Fabio Giacconi e Roberta Pierini, uccisi lo scorso 7 novembre 2015 nella loro casa di via Crivelli a colpi di pistola. A sparare proprio lui, il 18enne anconetano fidanzato della figlia dei coniugi amazzati e accusato di duplice omicidio volontario. In questi giorni, fatti di flash e pezzetti di memoria che tornano a galla, ha confidato al suo difensore di aver focalizzato una cosa: sarebbe stata la sua fidanzatina a indurlo a sparare. Prorpio la 16enne, accusata di concorso in omicidio e difesa dall'avvocato Paolo Sfrappini. La ragazza che, dopo un ricovero a seguito di una giornata agitata, in un sms ad Antonio aveva scritto: "Lo faccio per te".

Come ha spiegato lo stesso avvocato Luca Bartolini: «Il mio assistito sta realizzando ora quanto accaduto. Ribadisce che è stata lei ad istigarlo e ripete di ricordare le parole della fidanzata che gli diceva “spara spara”. Ricorda Giacconi che si tocca al braccio destro. Poi è tutto confuso». Restano ricordi vaghi del giorno del delitto. E dopo aver tentato di togliersi la vita ingerendo della candeggina dopo aver sentito le voci, adesso emerge anche una novità. «Abbiamo scoperto che Antonio sentiva le voci da anni - ha detto il suo legale l’avvocato Luca Bartolini - Voci che gli dicevano di farsi del male e che spiegherebbero tutta una serie di atti di autolesionismo da parte del ragazzo in passato. Ora temo per lui perché ha lo sguardo assente, come quello di chi non ha più voglia di vivere». Anche per questo l’avvocato Bartolini ha già incaricato un medico psichiatra e una psicologa di effettuare una consulenza col fine di stabilire se il 18enne fosse capace di intendere e di volere al momento del dell’omicidio. Ma anche se sia o meno in grado di sostenere il processo che verrà. 

Dunque Tagliata plagiato? Ma se è davvero stata lei ad urlare “spara spara”, spingendo al massimo il 18enne mentre impugnava un'arma, pronto a tutto pur di non separarsi dalla sua fidanzatina, come si spiega che il ragazzo si fosse presentato con due caricatori e un'intera scatola di proiettili? Possibile che la 16enne, in pochi mesi di relazione, possa aver influenzato Tagliata fino a quel punto? Lo stesso che non ha avuto contatti telefonici con la 16enne nell’ultima settimana prima del delitto (lo dimostrato i tabulati telefonici raccolti dalla procura di Ancona). Lo stesso Tagliata che, prima di andare in via Crivelli, ha scritto dei messaggi alla famgilia, di cui uno indirizzato al padre con scritto: "Te l’ho sempre detto, 30 anni non te li faccio prendere". Un biglietto di dubbia interpretazione che per il legale del 18enne è frutto della reazione ai contrasti avuti tra la sua famiglia e Giacconi.

Si potrà forse fare più luce sulla vicenda nell’incidente probatorio fissato per giovedì 21 gennaio, quando il Procuratore Capo del tribunale per i Minorenni Giovanna Lebboroni ascolterà Antonio Tagliata.

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