Anticipo lauree di infermieristica, De Palma attacca: «Come metterli sulla graticola»

Duro il parere del Presidente nazionale del sindacato degli infermieri italiani. Parla di contratti ridicoli nelle Marche

Infermieri (foto di repertorio)

Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, critica aspramente l'idea di anticipare le lauree degli studenti di infermieria per metterli al lavoro.«A partire da ieri - si legge nella nota - sembra già che 48 infermieri, a Reggio Emilia, abbiano conseguito la laurea in netto anticipo rispetto ai tempi previsti».

«Chi doveva gestire con raziocinio il prevedibile arrivo della seconda ondata dell’emergenza pandemia non l’ha fatto - prosegue De Palma - chi doveva assumere infermieri con contratti degni di tal nome, immaginando quale sarebbe stato loro improbo impegno contro il Covid, si è limitato a spostare di qua e di la i professionisti della sanità come pedine di una scacchiera, accorpando i reparti, svuotando le ambulanze del 118, evitando l'affiancamento graduale del nuovo personale e costringendo colleghi per una vita impiegati in reparti come ortopedia a occuparsi oggi della cura della peggiore delle malattie infettive che l’umanità abbia conosciuto di recente. Adesso apprendiamo, con profondo sconcerto, che Regioni come l’Emilia Romagna intendono anticipare le lauree in infermieristica per gettare nella mischia ragazzi e ragazze senza una reale esperienza. I dirigenti della sanità pubblica si difendono dicendo che questi giovani hanno già effettuato tirocini e formazione, ma ci rendiamo conto cosa rappresenta il Covid in questo momento e come non faremo altro che mettere su una graticola fatta di responsabilità enormi questi giovani ragazzi? Se li facciamo scappare all’estero, perché Germania, Inghilterra e Lussemburgo offrono loro, per le medesime funzioni, fino a 3mila euro al mese, come pensiamo che possano restare nel nostro paese o accettare, come accade, solo per esempio nelle Marche, ridicoli contratti a tre mesi per rischiare la vita?».

Infine aggiunge: «Cosa sarà di quei ragazzi che, tra questi, saranno dirottati nelle aree Covid? Turni di lavoro massacranti, colleghi che indossavano e indossano il pannolone perché non hanno tempo di andare in bagno, mancanza di presidi di protezione, esposti costantemente al rischio di contagio, lontani dalle loro famiglie. Certo, forti e combattivi, ma anche impauriti e costretti a lavorare nella totale disorganizzazione. Quella che li sta penalizzando, quella gestione scellerata che doveva offrire forza lavoro molto prima del riesplodere nell’emergenza nelle regioni chiave». 

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