Antenna a Palombina, commissione flop: la trattativa parte in salita

Giunta in ordine sparso, consiglieri impreparati, comitati morbidi. Il tutto al cospetto di un rappresentante di Vodafone che conferma la volontà di erigere un impianto nei pressi di via Puglie. Piano Antenne, tempi lunghi

Due strade distinte. Una per regolamentare l'installazione di antenne telefoniche su tutto il territorio comunale, l'altra per risolvere la questione antenna a Palombina Vecchia. Entrambe tortuose e in salita. La prima per i tempi biblici e la mole di lavoro che richiede. La seconda perché allo stato, a conferenza dei servizi già avviata, solo la giunta in trattativa privata con Telecom e Vodafone può scongiurare la realizzazione prevista per via Puglie (in mezzo a scuole, parrocchia di San Giuseppe e campo sportivo Neri). La legge regionale non aiuta: vieta l'installazione solo sopra edifici storici, scuole, ospedali e chiese ma non pone vincoli di distanza. Arpam e Asur hanno già dato il loro nulla osta. Quindi? La trattativa è l'unica via: va trovata una posizione alternativa da far digerire a Vodafone/Telecom, disponibile a rivedere la sua decisione a patto che la copertura rimanga inalterata.

Un tavolo di confronto parecchio insidioso. Soprattutto dopo quanto avvenuto ieri pomeriggio alla Commissione congiunta (Ambiente e Urbanistica) chiamata a tracciare le linee guida del Piano Antenne. Quella che sulle prime era sembrata una corsa contro il tempo per aggiornare il Piano, magari inserendo subito l'area di via Puglie tra quelle non disponibili, prima della nuova conferenza dei servizi prevista per fine mese, è stato in realtà una riunione propedeutica per elaborare in toto lo strumento urbanistico. Con tanto di partecipazione, chiesta da un'ala del comitato No Antenna e concessa dai presidenti di Commissione Yasmin Al Diry e Ivano Astolfi, di Adriano Fasano, responsabile delle relazioni istituzionali di Vodafone Italia.

Presenza necessaria per il futuro, visto che i Piani di solito sono concordati anche con comitati e privati, ma inutile se non dannosa nel presente, all'avvio della partita a poker sul tavolo di Palombina. In questo modo Mister Vodafone ha avuto modo di vedere nell'ordine: il vicesindaco Clemente Rossi perdere le staffe invocando una presunta responsabilità di Vodafone nei confronti dei cittadini per poi essere silenziato dalla presidente Al Diry, l'assessore all'Ambiente Matteo Astolfi anticipare di non voler arrivare al contenzioso con il privato ("altrimenti perderemmo e saremmo costretti ad aumentare le tasse ai cittadini", vero ma prematuro per i motivi di cui sopra), consiglieri – di maggioranza e di opposizione – silenti ad esclusione di Riccardo Borini (Falconara Bene Comune). Non che quest'ultimo abbia fatto un figurone. Tutt'altro. L'esponente delle civiche cittadine si è fatto spiegare da Vodafone il suo ruolo. E cioè che la politica può dire no all'antenna ma che il privato, se ritiene violato un suo diritto, può fare ricorso al Tar. L'abc. Insomma, Fasano torna a Roma a riferire ai suoi di una maggioranza in ordine sparso e una minoranza del tutto impreparata. E i cittadini? Meno di una dozzina quelli del comitato No Antenna presenti ma del tutto ininfluenti. Intervengono - in deroga al regolamento delle Commissioni - chiedono ma sono quasi accondiscendenti nei confronti di Fasano.

Le buone notizie arrivano solo da Arpam. A Falconara ci sono 18 antenne e la media giornaliera più alta registrata in alcune – parecchie sono sotto la soglia rilevabile dagli strumenti – è di 3,6 volt/metro (il massimo consentito è 6). Vodafone è già presente via Bixio e sopra il centro commerciale Le Ville. Sempre secondo Fasano, Falconara "è ben coperta, non serviranno altri interventi" anche se la frase contraddice quanto detto dallo stesso in precedenza circa l'aumento di utilizzo dei cellulari da parte dei consumatori ("si pensi dal wap di un decennio fa al 4g di oggi") e la necessità delle aziende di potenziare il parco antenne nelle città. Insomma, avanti consiglieri con il regolamento e avanti giunta con la trattativa. Tutta in salita. Con l'unica carta buona da giocare che sembra essere quella delle 1849 firme della petizione anti antenna. L'alternativa è beccarsi l'impianto e farsi compensare in lavori pubblici e/o attrezzatura per monitorare le emissioni. Ma a quanto sembra il governo cittadino deve ancora trovare la quadra sulla linea da adottare.

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