«Per lavoro salviamo vite e abbiamo coraggio da vendere pur stando dietro a un telefono»

Una lettera aperta, scritta da un'infermiera del 118 e postata sui social, spiega in estrema sintesi il lavoro quotidiano dei "professionisti dell'emergenza": «Ma non chiamateci eroi»

Da marchigiani ci stiamo, purtroppo, abituando alle grandi emergenze. Il terremoto e poi la neve. Il Rigopiano e poi il cavalcavia. In uno zapping delle informazioni in cui si fa fatica a ricordare, in cui ci si concentra presto sul nuovo episodio, abbandonando il vecchio. Ci si indigna. Anche parecchio. Sulle prime. Poi la bacheca scorre. Si passa oltre. C'è però qualcosa che resta. Ed è l'ammirazione nei confronti degli operatori della sicurezza: vigili del fuoco, forze dell'ordine, operatori sanitari. Li definiamo "eroi" nonostante loro non si considerino tali ma, semplicemente, "professionisti delle emergenze". Il brutto è che, al di là dei riflettori durante il grande caso nazionale, si tende a dimenticare la loro opera giornaliera. Chi sono, cosa fanno lo spiega bene un'infermiera del 118 che di recente ha scritto e pubblicato una lettera aperta sui social scatenando centinaia di apprezzamenti e condivisioni. Lettera che ci è arrivata in redazione e che pubblichiamo integralmente con i ringraziamenti da parte di tutta le redazione e tutti i lettori di AnconaToday a queste persone straordinarie, così importanti per tutti noi.

Lavoro. Che lavoro faccio?
Sono infermiera. Dove?
Infermiera del 118. Lavoro in automedica, in elisoccorso e in centrale operativa.
Sì, sono soprattutto un operatore di centrale. Cioè?
Ricevo e gestisco tutte le chiamate d'emergenza della provincia di Ancona e non solo. Lo faccio da 22 anni. Quando sono arrivata nel 1995 quel numeretto non era nemmeno attivo. Forse l'ho creato io? No, però ho collaborato. Grazie a questo lavoro noi 22 operatori di centrale siamo gli "eroi" che ogni giorno salvano vite al telefono. Lo facciamo a ogni turno, anche più di una volta a turno somministrando le Ipa (ovvero, le Istruzioni pre arrivo spiegando cosa fare in attesa dell'arrivo del mezzo di soccorso in caso di arresto cardiaco, ostruzione delle vie aeree, crisi convulsive, parto precipitoso, eccetera).
Lo facciamo perché ci sono dei protocolli a cui dei colleghi hanno lavorato parecchio e noi li seguiamo.
Lo facciamo non perché siamo degli eroi, degli angeli, ma perché siamo professionisti e perché abbiamo coraggio. Coraggio da vendere: Pur stando nascosti dietro un telefono.

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