Cronaca

L'aula magna della Politecnica non basta, sfida al ciclone Golia per ascoltare Carron

Aula Magna e due aule laterali piene per ascoltare la guida di Comunione e Liberazione domenica pomeriggio ad Ancona. Silenzi, Cl Ancona: «Esperienza viva nella nostra città che non si chiude nelle sagrestie»

il tavolo dei relatori all'Aula Magna della Politecnica

Non è bastata l'Aula Magna della Politecnica delle Marche per accogliere la fiumana di gente accorsa domenica pomeriggio per don Julian Carron, ad Ancona per presentare il suo libro "La bellezza disarmata". Sfidando Golia, il ciclone che ha sferzato nelle ultime ore l'Italia e che non ha risparmiato il capoluogo dorico con pioggia battente e raffiche di vento, i partecipanti hanno occupato, oltre l'Aula Magna, anche due aule laterali raggiunte in videoproiezione. Alto il dibattito scaturito attorno al libro – una raccolta di pensieri di Carron, guida del Movimento di Comunione e Liberazione dopo la morte di don Giussani – con il cardinale Edoardo Menichelli, il sindaco Valeria Mancinelli, il rettore Sauro Longhi e l'ex assessore regionale alla Cultura, Pietro Marcolini. A coordinare i lavori, Carla Silenzi, responsabile di Cl Ancona. «Il messaggio che Carron testimonia in questo libro, che è sulla scia di quello di Papa Francesco, non è rivolto soltanto ai cristiani, perché escano dalle parrocchie e dai "recinti" per mettere in confronto, verificare la loro fede di fronte ai problemi, ai drammi, alle domande della gente, ma è rivolto a tutti – spiega la Silenzi - A partire da quella che si considera la propria "ipotesi di vita", come scrive Carron nel libro, ci si può anzi si deve mettere a confronto con altri tentativi, soprattutto quelli diversi. Il dialogo che così nasce tra le varie realtà di una città, diventa un sfida interessante e un "lavoro" da affrontare, che fa crescere tutti e dà la possibilità a tutti di fare un cammino verso la verità che nessuno può dire di avere in tasca. Come dice Carron, la verità sta in un rapporto, in un incontro».

Come passa tra gli anconetani questo messaggio?

«Anche noi che viviamo la fede ad Ancona, nella nostra Chiesa anconetana, ma soprattutto, direi, tutti noi che ad Ancona dobbiamo affrontare sfide che stanno sotto gli occhi della popolazione (dalla questione del bullismo fra i nostri ragazzi, fatti di sangue, come l'omicidio di via Crivelli, che ci lasciano sgomenti, alla questione dell'incontro con altre culture, fino alle buche delle strade...) possiamo iniziare a verificare quali strumenti, quali ipotesi abbiamo in mano per poterle affrontare».

In che modo può concretizzarsi per migliorare Ancona?

«L'esperienza che propone Carron è già viva nella nostra città, in quei tentativi che molte persone della società civile pongono in atto, nella libertà e nell'apertura agli altri, per raggiungere un bene comune. Bene comune che non può essere mai la perfezione di esiti raggiunti, ma si trova nel guardare con simpatia tutta l'umanità delle persone nelle quali quotidianamente ci imbattiamo. In famiglia, nei luoghi di lavoro, nelle aziende, a scuola, nei momenti di svago. Ad esempio il centro di aiuto allo studio, presso la Seconda Circoscrizione del Comune di Ancona, che mette in contatto tantissimi insegnanti, in particolare in pensione, universitari e docenti in attività, esperti di varie professioni, con ragazzi che hanno difficoltà scolastiche. Oppure realtà come i centri culturali che nascono tra la gente semplice, fanno rivivere nella nostra città monumenti chiusi al pubblico, come ad esempio Santa Maria della Piazza. Oppure il Banco di Solidarietà che si fa vicino a famiglie o singoli in difficoltà attraverso il gesto semplice della consegna di generi alimentari. O il Donacibo, iniziativa di raccolta di derrate alimentari in corso in questo periodo in migliaia di scuole italiane e che coinvolge anche ad Ancona centinaia di studenti e alunni. O ancora le varie associazioni che seguono i problemi dei disabili, le associazioni per l'affido familiare e così via. Per Carron la fede va vissuta così: non nel chiuso di un gruppo o di una sagrestia, ma nell'affrontare i problemi di tutti e di tutti i giorni».

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