Essere radicale qui non è mai stato facile, anche Ancona ricorda Marco Pannella

«Se Marco fosse qui ci direbbe di andare tutti a quel paese e di metterci a lavorare» ha detto Matteo Mainardi. E poi il ricordo di radicali storici come Gianni Maggi, Gianni Marasca e Corrado Sassaroli

Marco Pannella - credit Infophoto

“Esprimerti solidarietà corrisponderebbe ad un rituale scontato e deresponsabilizzante, a buon mercato (per chi lo esprime evidentemente). Voglio in questa occasione dirti quanto io comprenda la durezza della situazione nella quale operi e di quanto ti sono grato per questo tuo saper essere radicale”. Con queste poche righe, scritte in una lettera che resterà agli atti della storia politica marchigiana, Marco Pannella, l’11 settembre del 1987, espresse solidarietà all’allora politico senigalliese Gianluigi Mazzufferi, consigliere regionale delle Marche dal 1985 al 1995, cacciato dal movimento degli ambientalisti dopo aver pubblicamente espresso la volontà di votare l’allora segretario nazionale dei Radicali Italiani Gianluigi Melega.

Perché essere radicali non è mai stato semplice. Neppure ad Ancona. Dove lottare per certi diritti come quelli delle donne e degli omosessuali, negli anni ’70, era “discriminante”. «Ci sbeffeggiavano come quelli che difendevano i “drogati e i froci”» ha raccontato Gianni Maggi, oggi consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, ma all’epoca tra i fondatori della storica sede dei Radicali Ancona in via Montebello. Con lui c’erano personaggi come Gianni Marasca, Corrado Sassaroli, Giancarlo Sonnino, Alberto Quartapelle, Danilo Turnifoglia e tanti altri. Fu dura essere radicale anche ad Ancona. Anche negli anni avvenire, quando bastava una bandiera israeliana per scatenare la reazione dei centri sociali prima e dell’estrema destra il giorno successivo. Ma ad Ancona sono tanti a ricordare con commozione quel gigante della politica italiana del ‘900. Marco Pannella, leader e militante. A volte ingombrante e ostinato. Ma anche maestro di vita per chi lo ha conosciuto e ha potuto imparare da lui che nella politica, come nella vita, fosse importante la consapevolezza di sé e delle proprie idee. Quella coscienza civile che rende uomini capaci di scegliere e dialogare, sempre in modo non violento, con chiunque. Scoprendo così che i mostri da cacciare oltre le mura, fosse anche nel nome di un principio sacro, in realtà non esistono. Se non dentro di noi. Da lì l’idea per cui “non importa chi sei ma dove vai”. Perché il radicale è così. Riconosce la legittimità politica di chi esiste e, all'occasione, ci si allea per inseguire la stessa idea di cambiamento. I radicali sono sempre stati pronti a riconoscere chiunque, facendo anche scalpore, come alle scorse regionali nel Lazio nel 2013, quando Pannella disse un “sì a Francesco Storace, mandando un subbuglio il movimento liberal. Pannella tornò ad Ancona per l’ultima volta nel febbraio 2012 per visitare il carcere di Montacuto e partecipare al convegno dal titolo “Amnistia per la giustizia, i diritti e la legalità”. Dalla sala dell’ex consiglio comunale di Ancona, denunciò la condizione di sovrafollamento delle carceri marchigiane, rilanciando la lotta per l’abolizione del reato di clandestinità. «Vi rendete conto? Il reato di essere» tuonò il leader radicale. Uno “scandalo inintegrabile” come lo definì Pierpaolo Pasolini, Marco Pannella, in un’Italia dominata dalla cultura del “noi contro di voi a prescindere”, è stato espressione di libertà intellettuale. Anche nelle Marche. 

IL RICORDO. «Conservo ancora quella lettera in cui Marco espresse la sua solidarietà nei miei confronti dopo essere stato espulso dai verdi di allora  - ha raccontato Gianluigi Mazzufferi, storico politico radicale e ambientalista di Ancona -  Mi ricordo quando poi nel 1983 andammo a Roma per parlare con lui delle liste da presentare al Comune. Dovevano essere le liste dei verdi perché Marco aveva capito che ci volevano delle liste ambientaliste. Ci guardò e ci disse: “Ah voi siete quelli di Ancona? Allora fate le liste azzurre perché da voi c’è il mare”. Nacque così la battaglia per una legge di iniziativa popolare regionale per l’istituzione del Parco del Conero e dei Sibillini». Lotta vinta dai radicali marchigiani. «Mi ricordo alla fine degli anni ’70 quando ai congressi dei Radicali c’era l’opposizione capitanata dagli anconetani - racconta con emozione l’avvocato Gianni Marasca - Erano contro Pannella a cui si rimproveravano di essere troppo liberal e poco socialista. Pannella si arrabbiava con Sonnino, Maggi e Turnifoglia perché non si poteva mettere in discussione la sua linea politica e cercava di emarginarli ma non ci è mai riuscito. Con me non si è mai arrabbiato perché io dentro il movimento sono sempre stato pannelliano». Parla con entusiasmo anche Gianni Maggi che, prima di essere grillino, fu uno storico radicale: «Quello che sono stato allora e che mi ha dato Pannella mi ha fatto diventare ciò che sono oggi, per cui non rimpiango nulla. Ricordo il Congresso del 1975 a Firenze quando Adele Faccio con voce rotta ci comunicò che era morto Pierpaolo Paolini e Pannella, nel suo discorso, ci disse che, nonostante certe battaglie vinte come quella del divorzio, non dovevamo accontentarci ed essere sempre contro. Anche se poi non ho condiviso le scelte del Pannella più maturo, è stato protagonista indiscusso del cambiamento delle nostre vite e di un paese che è cambiato per le sue idee». 

Per Corrado Sassaroli «Pannella era come il vento. Incontenibile. Indomabile. Una volta parlando mi disse di amare il vento. Già. Quando era ispirato e lo era spesso era una colonna d'aria che tutto trascinava. Uomo d'aria, mai domo, mai contento, pretendeva sempre di più. Rilanciava la sfida anche quando poteva starsene quieto ad assaporare il piacere del risultato ottenuto». Lo ricorda bene anche il segretario della cellula Coscioni di Ancona Renato Biondini: «Quando venne ad Ancona in visita alle carceri, gli ho regalato un mio libro con una dedica speciale: “Per una politica dell’amore e per amore della politica” che credo sia il riassunto della sua e della nostra vita. Lui si è commosso e ci siamo abbracciati». «Se Marco fosse qui ci direbbe di andare tutti a quel paese, di smettere di piangere di metterci a lavorare» ha detto il pesarese Matteo Mainardi, per anni membro della Giunta dei Radicali Italiani e oggi responsabile del coordinamento per la battaglia sulla “Eutanasia Legale”. Da Roma, Mainardi racconta di un Marco Pannella amorevole: «Ero appena arrivato a Roma al Partito e Riccardo Magi, allora segretario di Radicali Roma, mi portò nella stanza di Marco per presentarmi. Marco fu subito interessato dal mio essere marchigiano. Lui aveva studiato ad Urbino quindi mi parlò per almeno un'ora delle Marche e dell'importanza di essere l'unica regione ad avere un nome plurale. Quando gli dissi che io avevo fatto l'Università a Bologna si indispettì, mi chiese il perché e quando gli dissi che l'Emilia Romagna dava borse di studio maggiori, mi disse con il sorriso: "Tu sei come Capezzone". Non ho mai capito bene cosa volesse dire.»

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