Accusato di aver rapinato una prostituta, perde il lavoro ma il giudice lo assolve

Una testimonianza in aula ribalta le accuse ai danni di un 41enne. Che però nel frattempo si è fatto quattro giorni di carcere, tre mesi ai domiciliari ed è stato licenziato

Imputato per rapina a una prostituta, assolto dal giudice per insufficienza di prove. Dopo però un calvario che lo ha visto arrestare, passare quattro giorni in carcere, tre mesi ai domiciliari e perdere il posto di lavoro come operaio alla Fincantieri. La decisione del giudice Zagoreo, questa mattina, lunedì 27 marzo, al Tribunale di Ancona. I fatti risalgono allo scorso novembre. Quando un 41enne residente in provincia aveva deciso di passare una notte con una prostituta. Secondo l'accusa della escort, lui non voleva pagare e avrebbe tirato fuori un taglierino per poi minacciarla e rapinarla. Lui, difeso dall'avvocato Michele Zuccaro (in foto), ha sempre sostenuto la sua innocenza e, anzi, di essere a sua volta vittima di un furto.

Michele Zuccaro-2Ha raccontato che una volta in casa della prostituta, un'africana di 34 anni, prima di consumare il rapporto sessuale si sarebbe recato in bagno. Al suo ritorno erano spariti i soldi che aveva lasciato nella giacca. A quel punto è nato il diverbio. E il testimone? Si tratta del vicino di casa che, sentendo le urla, si è affiacciato dal balcone confinante con quello dell'appartamento della prostituta. Davanti al giudice ha raccontato di averli visti entrambi all'esterno, visibilmente irritati ma non in atteggiamenti violenti. Secondo il racconto del teste è stato proprio il 41enne a chiedergli di chiamare la polizia. Nonostante le versioni contrastanti il pm Irene Bilotta ha comunque chiesto una condanna a 4 anni. Richiesta respinta dal giudice che, con formula dubitativa, ha prosciolto l'uomo dalle accuse.

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