Parla la vittima della rapina: «Non ho paura, questo resta un quartiere accogliente»

La vittima ha accettato di ricostruire quello che è accaduto lunedì sera. L’uomo ha raccontato come si sono svolti i fatti e ha detto la sua sulla sicurezza nel quartiere

Foto di repertorio

«Pensavo a un altro inquilino che voleva entrare nel palazzo, poi ho sentito un braccio intorno al collo e sono stato spinto a terra». E’ iniziato così l’incubo del 55 enne anconetano che lo sa sera dell'8 ottobre è stato rapinato con un coltello puntato alla gola in Corso Carlo Alberto. A raccontare i fatti è stata la stessa vittima, di cui la redazione ha scelto di non pubblicare le generalità per questione di privacy e sicurezza. 

«Erano circa le 22, ho percorso tutto corso Carlo Alberto venendo dagli Archi, sono entrato nel portone e mi è sembrato che un altro inquilino volesse entrare- racconta l’uomo- poi la persona che mi seguiva mi ha messo il braccio al collo, mi ha spinto a terra, mi è saltato addosso e mi ha detto “Dammi il portafogli o ti scanno”». Parole pronunciate, a detta della vittima, in perfetto italiano e con accento meridionale: «Inizialmente avevo detto alla polizia che mi sembrava si trattasse di un nordafricano, ma più ci ripenso e più credo che fosse italiano visto anche l’accento e l' espressione che ha usato». Del coltello il 55enne si è accorto solo quando era a terra: «Pensavo fosse disarmato e avevo anche pensato a divincolarmi, poi ho visto la lama e nel frattempo le mani del rapinatore avevano già raggiunto la mia tasca». Il rapinatore si è poi dato alla fuga, lasciando il tempo al grosso portone di richiudersi automaticamente alle sue spalle. Il 55enne era ancora a terra: «Mi sono rialzato, ma la botta che avevo preso al ginocchio mi ha impedito di essere veloce. Ho riaperto il portone e non l’ho più visto, a quel punto ho chiamato la polizia e sono andato anche io a cercarlo. Se l’avessi trovato in giro l’avrei rincorso». Paura? «No, perché sono alto più di un metro e ottanta e mai avrei pensato che qualcuno potesse aggredire me». Il 55enne ha confermato che l’aggressore ha agito a volto scoperto, ma la velocità dell’accaduto gli ha impedito di focalizzare il volto. «Sono andato anche in giro a cercare il portafogli, speravo di ritrovarlo in qualche bidone della spazzatura ma niente. Ieri mattina invece la Polizia Ferroviaria lo ha trovato con tanto di documenti in zona stazione e me l’ha restituito».

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Quanto accaduto accende di nuovo i riflettori sulla sicurezza nel quartiere: «Nonostante quello che mi è successo e quello che si dice credo che il Piano sia un quartiere accogliente. Il rapinatore? Credo si sia mescolato in questa zona proprio per non essere individuato, in questo quartiere vedo famiglie con le carrozzine e gente tranquilla. Quello che è successo lo ritengo un caso isolato».

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