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Lunedì, 15 Aprile 2024
Cronaca

Ancona nel podio delle città meno care d’Italia: l’inflazione frena a +8,5%

In testa alla top ten delle città meno rincarate d’Italia c’è Potenza, segue Catanzaro e poi Ancona dove la spesa supplementare è pari a 1.690 euro annui per una famiglia media da 2,3 componenti, ma che arriva a 2.002 euro per una da tre

ANCONA - L’inflazione pesa nelle tasche delle famiglie, ma ad Ancona meno che nel resto d’Italia. Infatti, da un’indagine Istat resa nota dall’Unione Nazionale Consumatori, il capoluogo marchigiano si piazza addirittura al terzo posto nel podio delle città meno rincarate. In vetta la città di Potenza con il 7,5% di inflazione annua registrata al mese di gennaio, al secondo posto Catanzaro che riporta l’8,4% e a seguire Ancona con l’8,5% rispetto al 10,1% di gennaio 2022. Mettendo sotto la lente d’ingrandimento l’indice dei prezzi al consumo, differenziato per settore e comparando i mesi di gennaio 2022-2023, emerge che ad aver subito i maggiori rincari è il comparto dei mobili, articoli e servizi per la casa (elettrodomestici, utensili) che passano da un. Tasso inflativo del 5,5% al 6,4%. Anche il comparto dei trasporti ha registrato un trend in rialzo, dal 4,9% di gennaio 2022 al 6,2% di quest’anno. Non va meglio nel settore della ricreazione, spettacolo e cultura il cui tasso tendenziale varia da 1,5% a 1,7%. E nei servizi ricettivi  e di ristorazione e si è registrato un incremento, seppure impercettibile, del tasso tendenziale che varia dal 3,7% al 3,8%. Sugli altri beni e servizi (apparecchi per la cura della persona, gioielleria, servizi assicurativi e di assistenza sociale) il rincaro inflativo sale dal 3,1% al 3,7%. A migliorare la performance, invece, sono i prodotti alimentari e bevande analcoliche: dal 12,1% di gennaio 2022 all’11,3% di gennaio 2023. Bevande alcoliche e tabacchi: dal 3,3% al 3,1%. Una forte contrazione si è registrata nel settore delle energie (acqua, elettricità, gas) che scende dal 52,9% al 33,5%. I servizi sanitari e spese per la salute scendono dallo 0,2% allo 0,1%. Resta invariato allo 0,4% il comparto dell’abbigliamento e calzature e l’istruzione all’1,2%.

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