Delitto di via Crivelli, la fidanzatina: «Non doveva finire così»

La madre uccisa, il padre in fin di vita. E lei accusata di concorso in omicidio e in tentato omicidio. Glaciale, secondo gli inquirenti. Impietrita prima e in lacrime poi secondo la difesa

Antonio Tagliata e la sua fidanzata

ANCONA- «Quando Antonio ha sparato sono rimasta impietrita». Sono le parole che la 16enne figlia di Fabio Giacconi e Roberta Pierini ha detto davanti ad Anna Wengher, pm della Procura minorile anconetana durante l'interrogatorio di sabato sera al Comando Provinciale dei Carabinieri. «Non doveva finire così. Eravamo andati lì per un chiarimento. Dopo ho seguito Antonio perché avevo paura».

Descritta "glaciale" da chi ha avuto modo di vederla in attesa di incontrare il pm. La descrive invece sotto choc, in lacrime quando ha iniziato a rendersi conto di quanto era avvenuto, l'avvocato difensore Paolo Sfrappini. La minore, sarà interrogata dal gip nei prossimi giorni. Studentessa delle superiori, la 16enne frequentava Antonio Tagliata da circa 4 mesi. Un amore travolgente. Ostacolato però sia dai genitori di lei, sia, stando a quanto dichiarato da Carlo Tagliata, da quelli di lui.

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Antonio lo scorso anno aveva frequentato il primo anno all'Istituto Alberghiero di Senigallia. Chi lo ricorda lo descrive come un tipo esuberante, un po' "bulletto" ma senza eccedere ne far immaginare quanto avvenuto sabato in via Crivelli. Si era ritirato prima della fine dell'anno scolastico. Al momento non lavorava ma aveva trovato un'occupazione. Voleva prendere la patente. Anche il suo racconto, come riportato dall'avvocato Luca Bartolini, parla di «un chiarimento con i genitori della mia ragazza, ma il padre ha avuto un atteggiamento aggressivo, sprezzante, offensivo. Ha attaccato me e la mia famiglia, mi ha detto vi mando in galera. Non ho capito più niente e ho fatto fuoco. Non ricordo nient'altro».

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