Coronavirus, Nursind all'attacco: «Che fine ha fatto il premio promesso agli infermieri?»

La segretaria territoriale Elsa Frogioni: «Erogate solo le indennità di terapia intensiva e malattie infettive ai colleghi impegnati nell’assistenza diretta dei pazienti Covid»

Foto di repertorio

Che fine ha fatto il Premio Emergenza Covid-19 per gli infermieri della Regione Marche? Se lo chiede il sindacato Nursind di Ancona, che registra «una profonda delusione e amarezza da parte dei professionisti del comparto sanitario. Nonostante i sacrifici realizzati, l’Asur Marche Area Vasta2, l’Inrca e gli Ospedali Riuniti di Ancona ad oggi hanno erogato solo le indennità di terapia intensiva e malattie infettive ai colleghi impegnati nell’assistenza diretta dei pazienti affetti dal Covid-19, una cifra media ridicola che per i famigerati mesi di febbraio, marzo, aprile, consta in media di circa 100 euro al mese». 

«Nessuna indennità di rischio infettivo per chi ha comunque prestato regolare servizio e garantito la continuità assistenziale durante la pandemia nelle degenze e strutture territoriali - scrive la segretaria territoriale, Elsa Frogioni -. Eppure i dati confermano che i contagi sono stati ubiquitari in tutti i servizi, molti pazienti, sanitari infermieri e Oss si sono ammalati proprio negli ospedali e nei servizi territoriali arbitrariamente etichettati “No Covid”. Infatti le scelte delle bollinature “Covid sì”, oppure “Covid no”, sono state unicamente selezioni di convenienza strategiche, organizzative e politiche che purtroppo hanno anche determinato chi doveva beneficiare di maggiori forniture dei preziosi (perché molto scarsi…) dispositivi di protezione individuale. Nell’emergenza le rare risorse di protezione disponibili sono state convogliate nelle strutture designate Covid, negli altri presidi e servizi i professionisti si sono arrangiati con il poco che avevano, grazie anche ad acquisti individuali a proprie spese e al sostegno delle associazioni di volontariato. Addirittura molti colleghi per proteggere familiari e pazienti hanno optato di porsi in auto-isolamento preventivo in alloggi di fortuna, pagati sempre di propria tasca, perché né la Regione né la Protezione Civile hanno mai accolto di sostenere le legittime istanze degli infermieri. Infermieri a cui sono state negate ferie, congedi, permessi, anche quando richieste per assistere propri familiari e figli: perché fatua, anche la promessa di assunzioni straordinarie di personale infermieristico e sanitario». 

«Questi i dati inconfutabili che in rigore di equità e giustizia dovrebbero consegnare l’indennità di malattie infettive a tutti questi colleghi- Diritti e giustizia che la Regione Marche in primis e a cascata le aziende sanitarie pubbliche di Ancona, non hanno intenzione di onorare. L’accordo beffa regionale condiviso dai sindacati confederati Cgil, Cisl, Uil, dalla Fsi, Fials e perfino da Nursing Up (Delibera Reg. 663/2020 di giugno) è frutto della massima incompetenza. Risorse economiche stanziate insufficienti e malamente distribuite, alla dirigenza medica che pesa numericamente circa un terzo del personale sanitario è stato attribuito praticamente più del 50% del fondo, poi alle varie aziende pubbliche regionali i fondi sono stati suddivisi in percentuale a seconda del numerosità del personale dipendente. Una divisione “dei pani e dei pesci” senza i criteri oggettivi dell’impegno profuso dalle varie aziende sanitarie regionali, che sappiamo non essere stato sicuramente uniforme e i dati regionali possono darne contezza. L’afflusso dei pazienti Covid e dei contagi si è determinato in maggior misura in specifiche realtà e sedi: l’Area Vasta 2, gli Ospedali Riuniti di Ancona, l’Inrca, l’Area Vasta 1 e gli ospedali riuniti Marche Nord, dove è stato sicuramente profuso l’impegno maggiore. Le altre aree vaste hanno dato notevole supporto, particolarmente in alcune sedi come l’ospedale di Camerino e nei servizi di area critica. La Regione Marche, quindi, aveva tutti gli elementi per definire criteri di equità, giustizia e impegno, invece ha preferito lavarsene le mani, insieme a sindacati compiacenti, ha scelto la solita iniqua distribuzione “a pioggia” e cosa ancor peggiore, rimandare ad accordi decentrati l’onere di “regolamentare” ciò che già in partenza è iniquo e avulso dalle oggettive necessità e promesse». 

«La verità è che non ci sono i 1000 euro di premio per chi ha realizzato assistenza nelle coviderie - aggiunge la segretaria Frogioni - e l’ipocrisia ora è quella di osservare, nelle varie aziende i sindacati firmatari dell’accordo regionale arrampicarsi sugli specchi per poter consegnare una cifra “decente” di premio a pochi, disponendosi a sacrificare, svendere molti colleghi infermieri che pur avendo garantito l’assistenza dei pazienti durante la pandemia si ritroveranno ad avere lo stesso premio del personale amministrativo e tecnico, che hanno fatto lavori di “carte” ed al massimo di trasporti di materiale utile. La Regione Marche ha perso una grande opportunità, quella di rendersi responsabile e coerente delle sue promesse e quella di restituire una dignità al lavoro di tutti gli operatori e professionisti sanitari che ogni giorno e in ogni situazione dimostrano di onorare il loro mandato di assistenza e cura della popolazione, senza ormai avere più speranza dell’equità e giustizia di chi governa il servizio sanitario pubblico». 
 

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