Chiude anche il Kona Kafé: «Se organizzi un evento ti trattano da delinquente»

L’ex titolare Andrea Filippini diventa agente di commercio e punta il dito contro le eccessive restrizioni che, a suo dire, gravano sui locali del centro

Andrea Filippini

Piazza del Papa perde un altro pezzo e la movida anconetana, se mai esistita, affonda sempre di più. Il Kona Kafé ha chiuso i battenti lo scorso 23 settembre. La notte bianca ha fatto da canto del cigno per il locale che a marzo avrebbe festeggiato nove anni di attività. L’ormai ex titolare, Andrea Filippini, cambia vita e diventa agente di commercio. «La città ormai è di pochi, probabilmente di quelli che contano» commenta Filippini, che punta il dito contro le eccessive restrizioni che a suo dire gravano su piazza del Papa: «I controlli qui sono sempre di più e sempre più severi. La movida è intrattenimento, ma se non posso tenere la musica oltre la mezzanotte nel week end allora è tutto finito. Se devo rischiare 500 euro di multa e alla terza volta persino la chiusura del locale, ci penso due volte ad andare avanti. Sembra che siamo noi a fare qualcosa di illegale- continua l’ex titolare- sembriamo delinquenti quando invece cerchiamo solo di dare intrattenimento e mandare avanti le nostre attività».

Le proteste dei residenti

Per musica Andrea non intende solo quella dei locali: «L’anno scorso c’erano i concerti del lunedì, le cover band, ma nessuno ha organizzato più nulla perché i residenti si sono uniti in un comitato, hanno fatto una raccolta firme e presentato un esposto. E’ assurdo, siamo in una città capoluogo». E proprio ai residenti manda un particolare saluto da parte del Kona Kafé: «Consiglio loro di spostarsi in campagna, la città deve essere piena di voci e non un luogo silenzioso. Tempo fa alcuni scrissero a un giornale lamentandosi del rumore che facevano i bambini giocando in una ludoteca. Ci rendiamo conto a che livello siamo?». L’ex barista parla con tono deluso e rassegnato, ma il rammarico più grande nel lasciare piazza del Papa è legato alle amicizie e alle persone che ha conosciuto in otto anni di attività. Economicamente parlando, spiega, la scelta è la migliore che potesse fare: «Questa piazza ha perso molto, non c’è più nessuno nemmeno di giorno se non il personale della prefettura, non riesco più ad andare avanti. La crisi economica c’entra, ma Ancona non ti aiuta come mercato. Conosco tanta gente, non solo miei clienti, che si chiedono "ma cosa vengo a fare in centro?"».

Cercasi attrazioni

Salvare la situazione, secondo Andrea Filippini, è possibile solo ravvivando il centro con delle attrazioni: «Eventi, mostre, mercati, qualsiasi cosa che possa riempire una piazza, ma occorre anche permettere ai privati di gestire i propri spazi al meglio. In tutta Italia ti fanno coprire i dehors esterni, qui ad Ancona le normative non lo prevedono. Pagare un po' di più per il suolo pubblico ok- continua Filippini- ma se sei un po' più in là con una sedia prendi la multa. E’ vero che qualcuno magari ne approfitta, ma qui siamo molto indietro». L’ex barista conclude ricordando la carenza di alberghi e parcheggi: «Ancona deve essere proiettata al futuro e il futuro è il turismo. Non si può restare indietro come una piccola città di periferia». 

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