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Manifestanti in piazza Roma

Manifestanti in piazza Roma

194, indietro non si torna, in mille per protesta: «La maternità non è una schiavitù»

Si è tenuta oggi in piazza Roma la manifestazione contro la decisione della giunta regionale di eliminare la pillola abortiva dai consultori. Proteste anche per le parole di Carlo Ciccioli

Circa un migliaio i manifestanti che oggi pomeriggio si sono radunati alle 16,30 in piazza Roma per protestare sulla decisione della giunta Acquaroli di eliminare la distribuzione della pillola abortiva RU 486 nei consultori e per opporsi con forza alle parole pronunciate da Carlo Ciccioli, capogruppo di Fratelli d'Italia che in Aula aveva parlato di un rischio "sostituzione etnica". Ad aderire alla protesta oltre settanta tra partiti, gruppi e associazioni tra cui Altra idea di città, Potere al popolo Marche, Pci Marche, Dipende da noi e tanti altri che, nei giorni scorsi, con un post via social avevano annunciato la loro presenza in piazza: «Facciamo appello a tutte le soggettività che difendono le conquiste democratiche, alle donne prima di tutto, ai lavoratori, agli studenti, alle forze sindacali, ai movimenti sociali. Chiediamo di anteporre alle legittime sensibilità e differenze dei vari gruppi e associazioni, l'urgenza di fare fronte comune su una battaglia di civiltà che non si può perdere». 

"La maternità è una scelta, non una schiavitù" si legge in uno dei tanti cartelli alzati con fierezza dai manifestanti che prendono la parola uno dopo l'altro: «E' in gioco l'intero sistema dei diritti civili. Riteniamo che sia urgente respingere questo attacco volgare e costruire una lotta politica sociale e culturale. Chiediamo che nessuno resti indifferente di fronte alle azioni di Acquaroli e dei suoi». Il punto è «non dobbiamo dare nulla per scontato in questo momento. Siamo regrediti di secoli. Ci siamo e ci saremo sempre finchè non verranno ristabiliti i diritti delle donne».

Gli organizzatori

Parla di «dichiarazioni inaccettabili» una delle organizzatrici, Arianna Buda, 28enne legata a Potere al popolo. «I consultori sono stati smantellati e a livello regionale sono tantissimi i medici obiettori di coscienza. Siamo stufi di tutto questo. Per non parlare del fatto che quest'anno 99 mila lavotatrici a livello nazionale hanno perso il lavoro perché abbiamo lavori precari, o perché i nostri capi ci fanno firmare le dimisisoni in bianco. Siamo al medioevo in quanto a diritti e siamo stanche di questa situazione. Vogliamo e dobbiamo reagire». In piazza anche tante sigle tra cui Azione. Il coordinatore regionale Tommaso Fagioli commenta in una nota: «La difesa della natalità non ha niente a che fare con queste posizioni, qui  c’è solo la volontà di privare le donne del diritto alla scelta e non possiamo  accettarlo. Noi di Marche in Azione auspichiamo misure che sostengano la natalità nella nostra regione, ma senza cadere in retoriche illiberali e  disposizioni discriminatorie che annullano la dimensione personale  dell’individuo e della donna». 

La politica 

Presenti alla manifestazione anche il gruppo consiliare del partito democratico a partire da Maurizio Mangialardi, Antonio Mastrovincenzo e Manuela Bora fino all'ex presidente della Camera Laura Boldrini che solo qualche ora prima aveva twittato: «Il governo delle destre in Regione mette in discussione i diritti e l'antifascismo. Le Marche democratiche devono reagire. Oggi pomeriggio sarò ad Ancona per la manifestazione in difesa della legge 194». Il gruppo assembleare dei Dem, presente alla manifestazione, in un comunicato condanna le posizioni del Consiglio regionale: «L’iniziativa portata avanti dal gruppo del Partito Democratico in consiglio regionale – spiegano i consiglieri dem – è servita a evidenziare i pericolosi propositi che covano nei reconditi desideri di questa destra al governo della Regione Marche. Basti solo ricordare l’imbarazzante tentativo di confondere la delicata questione dell’interruzione volontaria della gravidanza con fenomeni diversi e che nulla hanno a che fare con essa, come la denatalità e l’immigrazione, ricorrendo ai più vergognosi stereotipi misogini e xenofobi. Ora, però, è importante che le forze politiche e sociali marchigiane facciano sentire forte il loro dissenso nei confronti di chi intende riportare i nostri territori indietro di decenni». Alla luce delle proteste si attende di sapere quale sarà la reazione da parte del presidente della Regione. La prossima assemblea legislativa è convocata per martedì 9 febbraio alle 10. 

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